domenica 29 Marzo, 2020 - 7:48:30

“Seduti in quel caffè…sognando Liverpool”

copertina SEDUTI IN QUEL CAFFE'

Taranto, il beat e gli Anni 60 di Claudio Frascella

Da venerdì 12 dicembre nelle principali librerie e nelle migliori edicole di Taranto “Seduti in quel caffè…Sognando Liverpool”, la quarta “fatica letteraria” del giornalista tarantino Claudio Frascella, opera che si avvale della prefazione di Stefano D’Orazio, mitico batterista dei Pooh.

Il sottotitolo “Taranto, il beat e gli Anni 60” ci spiega che è l’inedita storia del movimento beat in salsa tarantina, ovvero l’epopea dei gruppi musicali che, ispirandosi ai “complessi” inglesi più in voga in quel periodo, movimentarono la scena musicale tarantina negli anni Sessanta.

Edito per i “tipi” di Scorpione Editore, il volume è illustrato con immagini dell’archivio fotografico di Piero Provinzano, mentre la grafica di copertina è di Paolo D’Andria.

Un Claudio Frascella trasognato spiega che il suo libro «non è una enciclopedia, né una bibbia dei gruppi musicali tarantini di quei tempi, che però rappresentano buona parte della colonna sonora di questo libro. Piuttosto è un quasi-romanzo, un insieme di storie ricucite da chi, quegli anni, purtroppo li ha solo sfiorati. Mentre musici, musicisti e musicanti, si mescolavano fra loro e diventavano apprendisti stregoni, io li osservavo, ascoltavo, invidiavo, imitavo. Pettirossi e Condors, poi diventati I 4 del Sud, già “grandi” per me, erano i miei Beatles».

«Quanti sogni! In questi anni – continua Claudio Frascella – ho provato a sentire qualcuno di quei protagonisti. Spesso, la storia, la raccontava in modo diverso da un altro compagno interpellato, che pure aveva fatto parte dello stesso gruppo, della stessa epica. Ognuno, quel periodo, l’ha vissuto e raccontato a suo piacimento. Come è giusto che sia…».

Claudio Frascella conclude ammettendo che «ricordare quegli anni, però, è stato come toccare fili scoperti, rischiare il corto circuito, scontentare qualcuno. Ecco perché ho preferito il tratto romantico, una storia di sentimenti: per non scontentare nessuno. Ho voluto rivolgere con queste pagine un sincero abbraccio, affettuoso e nostalgico insieme, a tutti. Protagonisti, comprimari, comparse, chiunque si sia trovato, anche un solo giorno, di passaggio in quegli Anni».

 

CLAUDIO FRASCELLA

Il giornalista tarantino Claudio Frascella ha scritto per il Corriere del giorno, mentre oggi scrive per il Nuovo Quotidiano di Puglia; da sempre attento e profondo conoscitore del mondo musicale, collabora con il mensile Millecanali/Sole 24 Ore. Ha pubblicato con le riviste musicali nazionali Nuovo sound, Ciao 2001, Magazine/Telesette. Nel maggio del ’76 il suo debutto alla conduzione di programmi con Studio 100 Radio, attività proseguita con Publiradio, emittenti da lui dirette.

Autore di testi, ha collaborato con Radiorai e Radio Montecarlo. Ha esordito con il romanzo «Quei ragazzi casa chiesa e pallone» (Scorpione Editrice, dicembre 2010). A seguire, «U’ megghie sì tu» (Scorpione Editrice, dicembre 2011) e «U’ megghie sì tu – E none le chiacchiere» (Scorpione Editrice, dicembre 2012). «Seduti in quel caffè… Sognando Liverpool» (Scorpione Editrice, dicembre 2014) è il suo quarto libro.

www.claudiofrascella.it

  “Seduti in quel caffè…Sognando Liverpool”: prefazione di Stefano D’Orazio

I Complessi, così si chiamavano le Band di allora, nascevano e morivano come fossero farfalle, ma ogni volta spiccavano un breve, ma convinto volo. Ogni città aveva i suoi bazar della musica che in breve prendevano dimensioni da grande magazzino. Nella mia Roma si chiamavano Musicarte e Cherubini, a Taranto c’erano Armentani e Taurisano, a Martina Franca Marangi e tutto funzionava allo stesso modo.

Leggere il ritratto che Frascella fa di quei giorni in quel di Taranto, è in fondo la fotocopia di quanto accadeva ovunque, l’unica differenza forse era che a Roma e a Milano, “…seduti in quel caffè”, vagheggiavamo Londra e che invece a Taranto e su di lì, si puntavano i sogni su Roma e Milano. Ogni nord ha sempre avuto un suo sud!

«Ma tu stai a Roma e puoi imparare un sacco di roba da tutti questi complessi inglesi che passano da qui, noi invece siamo di Taranto e al massimo abbiamo visto dal vivo i Motowns e Mal dei Primitives». Così mi disse una sera Silvano Chimenti al culmine di uno sfogo da depressione. Io suonavo con “I Naufraghi” e lui era arrivato da poco a Roma con “I Planets”.

È vero, non ci avevo mai pensato, noi eravamo fortunati perché avevamo un sacco di modelli da imitare, a Taranto invece… Ma allora come facevano quel maledetto Tarantino e la sua band a farci neri ogni volta che staccavano un pezzo?

Stefano D’Orazio

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