domenica 16 Giugno, 2024 - 15:05:18

SENATO. ROMA. Informazione e comunicazione sulla cultura arbëreshe: progettualità articolata e istituzionale

Essere arbëreshe o amare gli Arbëreshe. Abitarli. Io li abito, ho eredità, li amo. Ma non basta. Per realizzare una progettualità bisogna andare oltre.

Soprattutto bisogna necessariamente andare oltre ciò che si chiama accademia. Restare dentro il pensare e il pensiero che è lingua, linguaggio, parola. È fondamentale cercare di legare/intrecciare tradizione, religiosità, storia con la letteratura che è alla base di una espressione linguistica, con le arti che sono manifestazioni complesse e articolate con i segni tangibili della creazione di una civiltà, con il rito che lega il tempo dell’Oriente con l’Occidente.

Tutto questo passa inevitabilmente sotto un modello che è dimensione antropologica. Il bene culturale immateriale necessariamente deve fare i conti con il patrimonio culturale materiale. La letteratura e la lingua in quanto immateriali del bene si confrontano necessariamente con le chiese, con la ghitonia, con le strutture e i reperti. I camini e il Bizantino delle chiese sono beni immateriali.

Le radici illiriche riportano, chiaramente, a un rapporto archeologico con il mondo balcanico che vive dentro i Mediterranei. La progettualità in questo caso deve nascere da tre epicentri: biblioteche, archivio, musei. La realtà degli Italo-albanesi deve entrare nei percorsi istituzionali ufficiali. Ovvero si ha bisogno di una “rete” nazionale ed euro-internazionale di tali forme strutturali che diano un senso veramente istituzionale.
Occorre una biblioteca nazionale degli Arbëreshe, un archivio e un museo che possano raccogliere le testimonianze di una storia e “provocare” modelli di fruizione e valorizzazione. La cultura arbëreshe deve essere la rappresentazione di un bene culturale tra il materiale e l’immateriale. Un “esercizio” che deve permettere di andare oltre le sette/otto regioni dove risiedono gli Arbëreshe.

Otto perché? La Legge del 1999 andrebbe ritoccata. Il Piemonte ha inaugurato un forte componente/nucleo di italo-albanesi. La questione della lingua va riconsiderata sul piano di una logica puramente linguistica. Bisogna fare in modo di creare una koinè unica pur e nonostante le forme varie di “parlate” locali. Ma la lingua italo-albanese deve avere una sua unicità.

È inutile insistere sulla diversità delle lingue. Non si esce dal problema che ha una sua esercitazione grammaticale e sintattica e ortografica. Da anni/decenni porto avanti questo aspetto. È giunto il tempo di unificare le lingue in una lingua unica. Il resto è provincialismo/paesanismo dialettale. Il Progetto deve puntare a tali capisaldi se si vogliono superare le nicchie. È bene che si affronti ciò con serenità, serietà, problematicità e dialettica.
Cerchiamo di fare un discorso alto e profondo. Identità, eredità, appartenenza. Soltanto filtrando ciò in un progetto valorizzante si può pensare alla rinascita complessiva di una cultura arbëreshe.
Il convegno su “Informazione e Comunicazione”, svolto al Senato, organizzato dalla Fondazione Crucitti, con la presenza, tra gli altri, del vice presidente del Senato Maurizio Gasparri, ha posto in evidenza proprio questo percorso.

Pierfranco Bruni

Facebook Comments Box

Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura. Presidente Commissione Conferimento del titolo “Capitale italiana del Libro 2024“, con decreto del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano del 28 Novembre 2023.

Leggi anche

Ritrovare la bella parola nella scrittura: dalla letteratura al giornalismo

L’uso della parola entra direttamente in un linguaggio che diventa veicolo di immagini, di significanti …