venerdì 19 Luglio, 2024 - 17:17:58

Tagliatori e cucitori: le competenze mancanti nel comparto tessile

Appello per una formazione ad hoc nel settore tessile

Moda, tessile e abbigliamento: il Presidente della sezione di Confindustria Taranto, Martino Filomena: “Comparto a rischio, mancano competenze strategiche, in primis tagliatori e cucitori. Il nostro appello è ai decisori politici e agli istituti di istruzione secondaria, affinché presentino un’offerta formativa ritagliata sulle reali necessità delle aziende”.

“Il distretto tessile della provincia di Taranto, già segnato, nell’ultimo decennio, da profonde trasformazioni, evidenzia al momento attuale una crisi dovuta soprattutto alla carenza di figure specifiche, in particolare tagliatori e cucitori. Occorre implementare e rafforzare la formazione per consentire al mercato di riappropriarsi di queste figure professionali fondamentali per la competitività delle aziende di tutto il comparto”.

A lanciare quello che costituisce a tutti gli effetti un allarme, in quanto questione trasversale ad un intero comparto, è Martino Filomena, presidente della sezione Moda Tessile e Abbigliamento di Confindustria Taranto.
La carenza di cui parla Filomena ha cominciato a radicarsi dapprima con il fenomeno della delocalizzazione, che ha contraddistinto il settore da diversi lustri (per poi registrare gradualmente un rientro delle produzioni, il cosiddetto reshoring), per poi subire ulteriori e pesanti ricadute nel periodo Covid e post pandemia, che ha completamente ridisegnato le sorti di molti comparti strettamente legate a competenze specifiche e, come nel caso del tessile, di tradizione.

“Il Mezzogiorno, e in particolare proprio il distretto jonico – aggiunge Filomena – ha una storia ultracentenaria legata a queste figure professionali, pressoché introvabili altrove. Ma è evidente che se queste professioni non vengono tramandate da generazione in generazione è probabilmente perché manca anche una adeguata formazione che possa qualificare queste figure dando loro il giusto peso sul mercato”.

I numeri sono quelli che probabilmente rendono meglio il fenomeno in atto. Se alla fine degli anni ’90 tali competenze – a Taranto e provincia – si attestavano intorno alle 9mila unità, adesso si parla di 2mila, massimo 2.500 addetti. “In Toscana, per esempio – spiega Filomena – le filiere della moda si verticalizzano acquisendo i fornitori strategici, sottraendo spesso risorse alle aziende del Mezzogiorno. Lo scenario che si presenta al Sud, sebbene anche qui risiedano grandi brand dell’italian style, è invece diverso perché le realtà meno dimensionate e meno strutturate soffrono molto di più queste carenze. Se a tutto questo si aggiunge la crisi complessiva del tessile- aggiunge il Presidente della sezione tessile abbigliamento di Confindustria Taranto – che sebbene in ripresa non è ancora riuscito a recuperare quel gap del 20% di fatturato in meno rispetto ai livelli pre-Covid, si può comprendere come la formazione debba diventare un must imprescindibile. Penso agli istituti di istruzione secondaria, in particolare, e ancora una volta invoco un maggior coinvolgimento delle aziende per organizzare i percorsi di offerta formativa, così come torno a ribadire, come già fatto in altre occasioni, che il Made in Italy va tutelato e rafforzato, attraverso strumenti di agevolazione fiscale per le aziende che portano avanti attività produttive sul loro territorio 100% made in Italy e – perché no – anche incentivi per il cliente finale che viene incoraggiato all’acquisto. Quello della tutela del nostro brand è un obiettivo fondamentale da raggiungere. Se crescesse il brand – conclude Filomena – tutto il sistema accrescerebbe il suo valore, e le ricadute positive investirebbero l’intera filiera e tutte le sue componenti”.

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