mercoledì 22 Gennaio, 2020 - 16:17:56
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Taranto Comix: le interviste di Artè

Redazione

Il Taranto Comix: l’evento dedicato allo straordinario e caleidoscopico mondo di fumetti e videogiochi, diventato l’attesissimo appuntamento che precede il Natale tarantino, celebra la sua sesta edizione, ponendosi come momento di raduno e ritrovo per appassionati di tutte le età e vetrina per novità e tendenze che interessano il mondo dei “nerd”. Proprio l’argomento più “caldo” del momento riguarda i cosiddetti web comics, ossia dei fumetti digitalizzati caratterizzati da un formato grafico particolare che li rende disponibili alla letturaattraverso i dispositivi elettronici come smartphones o tablets, grazie a piattaforme di distribuzione dedicate o social network. La soluzione da un lato permette una diffusione molto più ampia e una fruizione facilitata di materiale fumettistico di qualità, spesso anche gratuitamente, ma d’altro canto potrebbe configurarsi come un’alternativa all’editoria tradizionale, legata alla pubblicazione cartacea e a una lunghissima catena di professionalità che vanno oltre il semplice fatto artistico, tra cui lavoro redazionale, tipografico, pubblicitario e di distribuzione del prodotto. Indagare il rapporto in continua evoluzione tra web comics e fumetto tradizionale è essenziale sia per gli aspiranti fumettisti professionisti in cerca di una strada tutta loro così come per i maestri veterani, chiamati ad essere al passo con i tempi per restare sulla cresta dell’onda. Abbiamo avuto la fortuna di poter chiedere un parere sulla questione a Davide Fabbri, fumettista principalmente per Dark Horse Comics in varie serie di Star Wars, oltre che per Dynamite e recentemente per DC Comics, ospite speciale della Scuola di Fumetto, Disegno e Illustrazione “Grafite”, agenzia formativa d’eccellenza del territorio pugliese, con sedi a Taranto, Lecce e Bari, che da anni instancabilmente promuove il mestiere del fumetto tramite corsi professionali. Alla domanda riguardo il rapporto tra digitalizzazione e tradizione nel mondo del fumetto, Fabbri ha risposto:

Oramai quasi tutti i fumetti vengono comunque digitalizzati, quindi possono essere visti online. L’unica esperienza che ho avuto personalmente è stata agli albori del movimento dei web comics, quella di disegnare Batman per la Digital First, quindi disegnare queste tavole in un formato particolare che permettesse di guardarle su iPad o comunque sugli schermi di dispositivi elettronici. È una soluzione come ce ne sono state e ce ne sono tante altre, ormai c’è di tutto in giro. L’editoria tradizionale, i periodici e le graphic novel, credo rimarranno in giro ancora per un po’, anche se per esempio è un dato di fatto che gli eBook abbiano quasi superato i libri cartacei presso il pubblico. È anche vero che il pubblico che segue i romanzi ogeneralmente è diverso da chi legge i fumetti o libri di illustrati, quindi magari per chi legge prodotti ‘commerciali’ come i manga va bene la versione digitale, ma le uscite con valore collezionistico, magarilegate ad un anniversario o un autore particolare,credomanterranno il prestigio dell’edizione cartacea. Dipenderà certamente da cosa combinerà la nuova generazione di lettori (ride)

L’era digitale si fa sempre più strada da anni anche nei mezzi di lavoro, facendo preferire ai fumettisti per svariati motivi le tavolette elettroniche ai mezzi tradizionali. Fabbri ha esposto il suo pensiero raccontando che:

“[…] personalmente sono nato analogico e sebbene anche nel lavoro ormai si tenda a digitalizzare ogni cosa con le tavolette digitali per praticità, continuo a preferire lavorare con carta e matita. Certo è che la digitalizzazione dei mezzi di lavoro permette anche di essere più comodi nelle correzioni o nelle post-produzioni

La graphic novel quindi risulta forse essere il genere di fumetto che meno potrà risentire dell’ascesa dei web comics, proprio in virtù del suo caratteristico prestigio editoriale, nonché della sua consistenza in termini di storytelling o numero di pagine. Gian Marco De Francisco, fumettista e illustratore tarantino per la casa editrice Beccogiallo, nonché direttore di Grafite,specializzato in un genere di fumetto definito “Graphic Journalism”, un particolarissima tipologia di graphicnovel incentrata su vicende storiche dalle tematiche fortemente sociali, ha voluto raccontare al nostro pubblico la prospettiva autoriale partendo dalla sua esperienza peronale. Ormai da anni in tandem con la sceneggiatrice Ilaria Ferramosca, annovera tra le sue pubblicazioni titoli come “Nostra madre Renata Fonte” del 2012, “Ragazzi di scorta: Rocco, Vito, Antonio : gli agenti di scorta di Giovanni Falcone” del 2015 e, sua ultima opera, “Charlotte Salomon. I colori dell’anima”, libro che sta riscuotendo molto successo sul territorio nazionale e internazionale. L’ambito della graphic novel, a differenza del comic americano o comunque del fumetto periodico, piuttosto standardizzato nei canoni estetici, narrativi ed editoriali, è caratterizzato da una varietà molto più ampia sul piano stilistico e tematico, presentando al lettore un’offerta caleidoscopica non indifferente che alterna comparti grafici e narrativi completamente differenti tra loro, personalissime espressioni artistiche dei singoli autori. Non è raro trovare storie particolarmente importanti supportate da disegni essenziali piuttosto che storie più amene e leggere impreziosite da tavole straordinariamente eseguite. Abbiamo dunque rivolto la nostra curiosità sulla questione all’autore intervistato, che ha articolato la sua idea a riguardo:

Bellissima domanda. È chiaro che quando si prepara la storia chi l’ha pensata cerca sempre l’autore più congeniale per poterla esaltare. Ci sono autori completi, come ad esempio Gipi, che prepara il lettore a due tipologie di lettura, con tavole meravigliose precedute da sezioni graficamente piuttosto asciutte. Nel mio caso io sono realmente al servizio della storia, perché il fumetto è una fusione, non è possibile scindere parte testuale dalla parte grafica: si può essere sintetici quando c’è molto testo, per poi ritornare ad essere molto pieni di dettagli quando non c’è necessità di dover leggere un baloon, ci si può riempire gli occhi delle immagini. Bisogna imparare ad essere molto flessibili, ma la questione fondamentale è quanto si vuole coinvolgere il lettore. Lo stesso lettore si accorge anche del contrario, ossia quando un comparto grafico eccezionale tenta di mascherare una narrazione debole. A volte viene addirittura richiesto agli autori. Però il fumetto è narrazione, è passaggio di emozioni, mediante storia o immagini, ma deve lasciarti qualcosa.. se non ti lascia nulla non è vero fumetto, sono solo tavole disegnate.

La nona arte ha la straordinaria capacità di riuscire a trascendere i confini delle epoche per arrivare dritta al cuore di coloro che sanno accostarsi ad essa, vivendo le sue storie, lasciandosi rapire dalla bellezza dell’impossibile che diventa quasi reale e tangibile. Non importa se attraverso uno schermo di un tablet o inebriandosi del profumo tipico delle pagine fresche di stampa, il fumetto in ogni sua forma non morirà mai finché ci sarà tenuto in vita dai cuori pulsanti di appassionati cercatori di storie, di parole, di emozioni, per gli occhi e per l’anima.

Marco Masiello e Noemi Rita Maggio

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