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Torre Ovo: la “SENTINELLA DEL MARE”

(c) La Voce di Maruggio
(c) La Voce di Maruggio

La ragione di un cosi fitto “torreggiamento” lungo le nostre coste è da ricercarsi nella storia della gente di Puglia nel corso dei secoli. Infatti, le torri esistenti nella nostra regione, tra la fine del XV° secolo e gli inizi del XVII° (periodo di maggiore sforzo per prevenire gli assalti dei Saraceni), erano oltre 150.

Chi volesse ricordare gli attacchi di corsari ai centri costieri di Puglia avrebbe da redigere un lungo elenco, sempre più fitto al momento in cui più consistente diviene la presenza musulmana nel Mediterraneo. Ricordiamo soltanto che già nell’838 gruppi di Saraceni, sbarcati a Brindisi, avevano saccheggiato e incendiato la città.

E due anni dopo, nell’840, una banda di Saraceni provenienti dalla Sicilia aveva occupato Taranto, che sarà ripresa dai bizantini soltanto nell’880, nove anni dopo la fine dell’Emirato di Bari (847-871). Ma anche dopo la riconquista bizantina della Puglia, Taranto sarà saccheggiata dai Saraceni nel 927 e ancora, ad appena otto anni dalla “ricostruzione” di Niceforo Foca, nel 976 la flotta dell’Emiro di Sicilia si presenterà nel porto di Taranto e darà alle fiamme la città.

Comprensibile, dunque, l’esigenza di una difesa attestata su più linee, con postazioni costiere contro il pericolo proveniente dal mare e con fortificazioni interne contro le scorrerie di banditi locali e stranieri” (Caprara, in “Le torri d’avvistamento anticorsare nel paesaggio costiero”).

Per quel riguarda la fascia costiera di Maruggio (Taranto) furono costruite tre torri: “Torre Ovo”, “Torre de’ Molini” e, sul limite territoriale della marina di Manduria, “Torre Borraco”.

TORRE OVO”

Percorrendo la litoranea salentina Taranto-Gallipoli e “Camminando poi altre miglia due dalla Salsola (la “Sasola” è una torre, posta vicino ad altra torre, detta quest’ultima di “Castelluccio”, che si trova nella Terra di Pulsano) s’incontra il fiume Ostone, il quale nasce paludose miglia due infra terra per la drittura di Lizzano, il quale fiume è profondo, e l’inverno, quando so piogge assai, porta molt’acqua, che riceve dalle colline e campagne di Lizzano, casale miglia quattro lontano dal mare. Dal fiume Ostone fino alla Torre del monte dell’Ovo sono miglia quattro, la quale Torre è situata in un capo, dove s’innalza alquanto la terra, detto il capo o monte dell’Ovo, dalla figura ovale che ha, al quale viene per dirittura ingolfando la navigazione dalla città di Gallipoli. Tra l’occidente e tramontana della Torre forma il capo di un bellissimo e capacissimo porto, sulle rive del quale si vedono alcune rovine di grandi ed antichissimi edifici, ed una fossa fatta a mano che isolava una rocca vicino al porto, dove si vedono pezzi di carpio grandissimi e molte conchiglie di porpora, che danno indizio quivi essere stata la tintura delle lane, come in Taranto, ed in Saturo. Questo porto oggi si dice il Porto del capo, e monte dell’Ovo…”.

Cosi descriveva il Marciano nel 1656 questa Terra, sulla quale ergeva, maestosa e imponente, ”Torre Ovo” (da: Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto”, Napoli, St. Dell’Iride, ed.1855). “Torre Ovo” sorge nel Comune di Maruggio, sul limite territoriale di Torricella; dista 32 km da Taranto e 20 da Manduria.

Il promontorio ( o “monte dell’Ovo” ), su cui essa è stata costruita nel XVI secolo (è citata per la prima volta nel 1591), è alto circa 14 m.t. dal livello del mare. Compare in tutte le cartografie del XVI e XVII secolo.

Il tratto costiero, ove si innalza la Torre, è ricco di tesori risalenti all’età romana. “Lì infatti nel 1912 fu rinvenuto un tesoretto magnogreco composto di 19 diagrammi d’argento datati 302 a.C.; nel 1954 furono esplorate sei tombe attribuibili al IV e III secolo a. C. complete di corredi funebri e nel 1985 due blocchi squadrati provenienti da edifici del culto contenenti scritti che riportano una sorta d’inventario degli stessi”. (da: “Il Corriere del Giorno” del 10.9.96). Ai piedi della Torre c’è un’ampia insenatura naturale, da dove è possibile, quando lo specchio del mare è chiaro e trasparente, osservare ingenti strutture semisommerse, costituite da blocchi sui quali sono contrassegnate alcune lettere dell’alfabeto greco. Si presume che esse siano di età greca.

Un dato è certo: Maruggio nell’età feudale, aveva il suo porticciolo presso “ Torre Monte dell’Ovo” e non era da meno a quello di Brindisi.

Anche “ Torre Ovo” dunque, attestata su questa linea costiera, costituiva una fortificazione contro il pericolo che veniva dal mare.

Essa, abbiamo detto, è stata edificata nel XVI secolo.

Ricerche recenti hanno stabilito l’anno della erezione di questa fortificazione. Si sa, difatti, che nel marzo 1566 si tenne in Taranto un’asta pubblica da parte di Alonzo Salazar per la costruzione di tale torre. L’appalto fu aggiudicato al maestro Marco Barci di Lecce il quale, dopo aver versato secondo l’uso alla Regia Corte 300 ducati a titolo di garanzia s’impegnò a costruire la torre secondo le indicazioni fornite dall’ingegnere Giovanni Tommaso Scala entro otto mesi a contare da maggio (1568). In linea teorica, dunque, la costruzione sarebbe dovuta essere consegnata nel gennaio 1569. Prima di questi anni sul Monte dell’Ovo ci doveva esser un semplice “ posto” per cavallari ai quali ultimi era affidata la guardania” (Filomena, in Maruggio antica).

Alla postazione di avvistamento di “Monte dell’Ovo” stava lo spagnolo “caporale torriero” Michele Galvis. Questo guardiano della Torre, dopo aver prestato servizio per sei anni nella “Terra dell’Ovo”, chiese di essere riconfermato. Francesco Carafa, Governatore di Terra d’Otranto, con lettera del 18 aprile 1584, riconfermava “lo spagnolo” a “far la guardia di giorno e di notte, fare i soliti segni acciocché le genti dei luoghi vicini stiano avvisati, poiché accorrendo possano ritirarsi al Fronte dentro la Terra, osservando gli ordini del viceré e attaché il tutto possa egli (il caporale) eseguire con facilità gli diamo la potestà bastante ordinando ai compagni di detta torre che lo debbano trattare, riputare et obbedire come loro caporale et ordiniamo ai sindaci , auditori, eletti et gabelotti del luogo che sogliono pagare detto Caporale che li debbano per il tempo in cui servirà detta torre, corrispondere la solita provisione di quattro ducati mese per mese ete provederlo delle cose necessaria et munizioni di detta torre conforme all’ordine di S.E.” (da: Archivio storico di Lecce, 46/6, a. 1584, f. 346).

Dopo il “ caporale” Galvis, alla fortificazione di “Torre dell’Ovo”, prestarono servizio le “guardie” Francesco Bracco (1591), Federico Nica (1681), Oronzo De Donno (1695) e gli “ Invalidi” ( 1777).

Nel secolo XIX la Torre divenne sede delle Guardie Doganali. Nel XX secolo, durante la prima guerra mondiale, era utilizzata come “postazione logistico-militare”. In seguito, fino agli anni Cinquanta, è stata utilizzata come sede della Marina Militare perché provvista di faro. Abbandonata all’incuria degli amministratori locali del tempo e alla ingiustificabile indifferenza della Capitaneria di Porto di Taranto, la Torre è stata utilizzata, negli anni Settanta, come “pizzeria”…, ahimè!

Questa torre ha base più o meno quadrangolare, di lati m.t. 10.80 x 10.85, a forma tronco-piramidale. Le coperture dei locali, posti a piano terra , sono a “ volta”; quelli al primo piano, ai quali si accede con una scala al centro del fabbricato, sono a “voltine in tufo”. E’ provvista di caditoie. Gli ultimi interventi di piccola manutenzione sono stati effettuati negli anni 1968-1969, allorquando la Torre ha ospitato alcuni membri di una spedizione archeologica della Marina americana (Trocmorton Exspedition dell’Univesità di Pennsylvania) venuti ad esplorare il mare di “Monte dell’Ovo”.

Oggi la “Torre Ovo” è sotto i vostri occhi: estinta! Sembra che le Istituzioni vogliano farla rinascere. Speriamo.

Tonino Filomena

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