giovedì 06 Maggio, 2021 - 9:43:37

Torre Ovo: l’antico porto, la cittadella e la necropoli

Torre Ovo: l'antico porto, la cittadella e la necropoli
Torre Ovo, resti delll’antico porticciolo – foto Gaetano Pichierri

Rinvenimenti e documentazione storica hanno permesso di individuare presso la zona di Torre Ovo un insediamento e un antico porto, in stretta connessione con un altra zona abitativa e cultuale situata presso il paesello Monacizzo, situato nei paraggi.

La più antica descrizione corografica e storica del sito di Torre Ovo proverrebbe da Girolamo Marciano, medico e filosofo di Leverano (LE) che visse dal 1571 al 1628. A lui è attribuita l’opera in quattro volumi Descrizione, origine e successi della Provincia di Terra d’Otranto, edita però postuma, più di due secoli dopo la stesura originale. Il manoscritto fu riprodotto con le aggiunte di Domenico Tommaso Albanese di Oria, non distinguibili dal testo originale. Da questo testo e da pochi studi successivi sappiamo che Torre Ovo era detto Capo dell’ Ovo (o anche Monte dell’Ovo), e che comprendeva un antico porto (del quale sono visibili ancora oggi alcune tracce) e una città detta Civita vecchia.1 Nei paraggi, sorgeva un tempio dedicato a Minerva, situato nella attuale Monacizzo che prende il nome da un successivo insediamento ad opera di monaci basiliani.

Torre Ovo: l'antico porto, la cittadella e la necropoli

Questa la descrizione del Marciano:

… Dal fiume Ostone fino alla Torre del monte dell’ Ovo sono miglia quattro, la quale Torre è situata in un capo, dove s’innalza alquanto la terra, detto il capo o monte dell’ Ovo, dalla figura ovale che ha, al quale si viene per dirittura ingolfando la navigazione dalla città di Gallipoli. Tra l’occidente e tramontana della Torre forma il capo un bellissimo capacissimo porto, sulle rive del quale si vedono alcune rovine di grandi ed antichissimi edificii, ed una fossa fatta a mano che isolava una rocca vicino al porto dove si vedono pezzi di carpio grandissimi e molte conchiglie di porpora, che danno indizio quivi essere stata la tintura delle lane, come in Taranto, ed in Saturo. Questo porto oggi si dice il Porto del capo, e monte dell’ Ovo, le suo rovine Civita vecchia, e la città nuova era dirimpetto un miglio infra terra, dove oggi è il castello di Monacizzo, luogo di poca abitazione sebbene anticamente era molto maggiore, come il circuito delle sue rovine dimostrano. Dove oggi ridotta la terra, primieramente era, come dicono, il Tempio di Minerva, e dopo un monistero di monaci Greci dell’ordine di S.Basilio, donde dopo fu detto Monacizzo. In questo luogo si sogliono trovare sotterra vasi antichi di creta di opera maravigliosa.” 2

Nicola Corcia, nella sua Storia delle due Sicilie riprende sostanzialmente la descrizione del Marciano3 , aggiungendovi pochi elementi:

Dalle rovine di Saturo 11 miglia si contano sino al Capo dell’Ovo, nel quale ho supposto il termine lungo la spiaggia della regione tarentina. E in fatti sino al fiume Boraco presso il villaggio di Maruggi anche sino al secolo XV tali limiti si estendevano in sulla costa orientale e presso i limiti degli Oritani, pe’ quali sempre e dall’antichità più remota tra’ due popoli nacquero dissensioni e guerre. Il Capo dell’Ovo del resto, così detto dall’ovale figura che rappresenta, tra l’occidente e ‘l settentrione della torre che gli sorge dappresso, forma un bellissimo e capacissimo porto, sulle cui rive alcune rovine si veggono di grandi ed antichissimi edifizij, ed una fossa manufatta per isolare una rocca vicina dal porto, con infiniti gusci di conchiglie che davano la porpora, e che danno indizio dell’esservi stata, come in Taranto e Saturo, la preziosa tintura delle lane. Le rovine dell’ignota città o borgata presso il detto porto del Capo dell’Ovo si dicono Civita vecchia, per essere stata la città nuova, ora anche distrutta, ad un miglio dentro terra, dove oggi è il villaggio di Monacizzo. In questo luogo, dice il Marciano, si sogliono scoprire vasi di creta di meraviglioso artifizio4

Secondo la ricostruzione del Corcia, che rifacendosi a Strabone suddivide i Messapi in Salentini e Calabri5, la Sallenzia (intesa come regione, territorio dei salentini) inizia proprio dal Capo dell’Ovo:

Come di altre regioni, i precisi confini della Sallenzia non è agevole determinare, a volerli ricercare nelle opere degli antichi; perchè Strabone la descrisse generalmente in quella parte del chersoneso che si distende intorno il promontorio iapigio, e con più di precisione Pomponio Mela la fece cominciare immediatamente dopo la Calabria, cioè dopo la spiaggia d’ Idrunto, e la distese sino a Callipoli. Ma poiché Livio e Plinio anche a’ Salentini attribuirono Manduria, da questa città propriamente dopo la regione tarentina aveva principio per terminare dopo la spiaggia di Vaste o Basta, che fu da quel lato la prima città della Messapia o Calabria. Quest’ultimo termine della regione è indicato, come vedremo, in una lapide antichissima anteriore all’ età di Pitagora, che l’estensione lungo la marina ne attesta senza alcun dubbio. Ma, benchè sia chiaro l’errore di alcuni moderni geografi, i quali nella Sallenzia hanno voluto comprendere gran parte della Magna Grecia, per la falsa lezione del nome di una città in un verso di Ovidio, come nella descrizione di Vereto sarà detto, oscuri nondimeno ne rimangono i confini dentro terra pel difetto delle antiche testimonianze, e solo accostandoci al vero si può dire che tutta la zona abbracciò in cui si compresero gli agri delle città che le appartennero, a tale zona attribuendosi la larghezza del mare a Manduria, che ne fu la città più lontana dal lido. Anche secondo la Tavola Peutingerana le città de’ Salentini sono poste lungo il Ionio, e per tale generale corografia è da dire che la Sallenzia abbracciò quella parte della odierna provincia di Lecce che dal Capo dell’ Ovo insino a Vaste si distende lungo la marina, ristretta dentro terra da una linea tratta dalle vicinanze di Manduria per S. Pancrazio, Salice, Magliano, S. Pietro in Lama, Sternatia, Soleto, Cutrofiano, Scorrano e Botrugno. Del resto egli sembra che la Sallenzia, ristretta ne’ più antichi tempi in meno ampio paese, si dilatò quasi a tutta quella penisola sotto i Romani, quando con Taranto formò una sola provincia, come dell’anno di Roma 542 in Livio si legge”.6

Nel 1912 viene rinvenuto, in una tomba della vicina necropoli (situata su una collinetta sovrastante l’antico centro di Civita vecchia), un ripostiglio di monete d’argento emesse da Taranto, Metaponto, Eraclea, Thuri, Crotone. 7

Nel 1965 viene data notizia di un rinvenimento, nei pressi del porto, di una testina ex voto raffigurante Eracle rinvenuta insieme a una piccola hydria.

Nel 1974 viene pubblicato nel Notiziario Topografico Salentino un esaustivo studio a firma di Elsa Mero Tripaldi, che riporta le scoperte sopra citate e alcuni stralci relativi alla descrizione del sito ad opera del Marciano, fornendo altresì una descrizione particolareggiata e una interpretazione della antica area portuale:

Tra le insenature della costa ionica del Salento ha particolare rilievo il porto di Torre Ovo. Si tratta di un porto naturale, chiuso da due penisolette distanti in linea d’aria circa m. 800. La costa, rocciosa, è alta m. 14 sotto la torre, ma degrada fino a un metro verso le due penisolette. Il materiale archeologico è concentrato sulla penisoletta posta a ovest della torre. Nel mare antistante si notano numerosi conci di tufo e di carparo, in parte affioranti e in parte sommersi su una superficie di ca. mq. 3000. Questi blocchi furono intesi dal Marciano come “rovine di grandi ed antichissimi edifici” e dal Coco come “gli avanzi e le rovine della ignota città una volta esistente che dicono si chiamasse Civitavecchia”. La penisola occidentale è costituita da uno strato di bolo frammisto a pietrame, che forma un gradino alto ca. m. 0,80 sulla spiaggia dovuta all’erosione marina. La strettissima fascia sabbiosa è coperta di pietrame di disfacimento delle strutture antiche. Sotto lo strato sabbioso ha inizio un molo, che si protende nel mare in direzione S-O […] il molo, che ora ha un’estensione totale di m. 43, fu costruito in modo da raggiungere la vicina isoletta distante dagli ultimi conci allineati circa m. 50. Infatti anche intorno all’isoletta giacciono altri conci. Si veniva così a formare un riparo, perchè le imbarcazioni potessero attraccare i tre pontili rivolti a S-E. Solo col vento di S-E l’approdo diveniva difficoltoso; è possibile che ci si servisse allora della banchina affiancata al molo sul lato N-O.

Per quanto riguarda la datazione, il tipo di costruzione, coll’impiego esclusivo di grandi conci omogenei, è di periodo classico. D’altra parte l’uso della malta e le sue caratteristiche (grigia e compatta) farebbero risalire la struttura del molo al III sec. a. C. I frammenti di ceramica della zona sono databili dal IV al II sec. a.C.; quindi la costruzione del molo è riferibile ad un periodo compreso tra il III e il II sec. a.C.

Lungo il lato est della penisoletta, all’interno del porto, l’erosione marina ha messo a nudo muretti riferibili ad abitazioni. […] La penisoletta è cosparsa di tegolame, pesi fittili da rete e da telaio, frammenti di ceramica del tipo Gnathia (oinochoai, skyphoi, “bottiglie”), a vernice nera (unguentari, ciotole, coppette, lekythoi) e “campana”.

Sulla penisoletta di Torre Ovo fiorì dunque un piccolo insediamento greco, intorno al IV sec. a.C., come dimostra la grande quantità di ceramica rinvenuta. Forse i muri delle case visibili risalgono a quest’epoca, dal momento che cocci databili intorno al IV sec. si trovano anche nello strato di terra da cui essi erano coperti, insieme a materiale del III e del II sec. a.C. Quasi certamente si trattava di un piccolo agglomerato di case, sorto per facilitare le relazioni commerciali tra gli insediamenti indigeni e la città di Taranto. […]

E’ probabile anche che ci fosse un luogo di culto, dedicato ad Eracle […] Il culto di Eracle si afferma a Taranto alla fine del IV sec. a.C., in relazione all’alleanza con Sparta o all’influsso di Crotone, che stringe con Taranto rapporti in questo periodo. […]

L’ottima posizione dell’insenatura è stata sfruttata anche in età romana, anzi fu potenziata con la costruzione di una struttura portuale, perchè le imbarcazioni potessero approdare più facilmente.

La necropoli relativa a questo centro abitato occupa la collina immediatamente sovrastante, ove si osservano numerose tombe aperte e saccheggiate”. 8

Nel 1978 ritorna sull’ argomento lo storico savese Gaetano Pichierri, che effettua personalmente delle ricerche e rinviene importanti elementi:

Anche a Torre Ovo ho localizzato un’area cosparsa di reperti cultuali dello stesso repertorio rinvenuto ad Agliano e La Samia. Queste aree caratterizzate da tali presenze e circoscritte, poiché al di fuori di questo non vi sono tracce di frequentazione antica, quasi sempre dovrebbero autorizzare l’ipotesi della destinazione sacrale.

Torre Ovo è una località marina che dista poco più di un chilometro dalla masseria La Samia. Anche qui sono state raccolte quattro testine rappresentanti Herakles con leontè sul capo, Kore con basso polos, due figure di imberbe con stephane ornata da tre piccole rosette, dischi di terracotta, 22 vaghi rinvenuti vicini, che, per la loro grandezza d’ordine decrescente, dovevano far parte di un’unica collana fittile; un cerchietto di bronzo, che doveva essere interposto tra i vaghi. Inoltre sono stati rinvenuti 3 vasetti miniaturizzati, frammenti di unguentari ad impasto arancione e giallo, frammenti di lucerne, un rocchetto con foro trasversale. Ho rinvenuto infine una maschera votiva femminile con capelli divisi sulla fronte (alt. cm. 7,5, largh. cm. 6,5).

Nell’insieme si tratta di materiale analogo a quello degli altri due santuari avanti segnalati, tranne che per le divinità, poiché queste si diversificavano.

Sembra che tutto il complesso sia stato protetto, da parte del mare, da alcune muraglie. Il fortunale del 31.12.1979 ha portato alla luce una struttura muraria ad emplecton, costruita con blocchi tufacei della stessa qualità deglialtri manufatti già noti. La lunghezza delle due cortine è di metri 5 circa con le estremità ovest ancora interrate. Hanno un’intercapedine di cm. 30-35. Quella esterna, dalla parte della riva, è alta m. 0,60 circa, costruita con conci robusti. Quella interna è in blocchi tufacei squadrati, ma di taglio irregolare, con spessore di cm. 30-35 e alta circa m. 1. Nella costruzione non è stato fatto uso di malta. Nell’intercapedine non si sono trovati frammenti indicativi. 9

Il Pichierri ritorna ancora a scrivere di Torre Ovo nel 1982:

In questo luogo si trovano ancora le strutture portuali dell’antico scalo costituite dai resti di costruzioni eseguite con blocchi di carparo squadrati. E’ riconoscibile una congiungente effettuata con questi blocchi per unire la terraferma all’antistante isolotto con funzione di delimitare artificialmente lo specchio d’acqua dal lato ovest. Come è noto, dal lato est vi è il bastione di Torre Ovo mentre a nord chiude la linea della costa.

La congiungente era costituita con diversi ordini di blocchi sovrapposti. Allora il livello del mare era più basso e ciò facilitò la costruzione delle strutture che oggi si presentano con il primo ordine sommerso. Non vi è dubbio che, nell’antichità, in questo luogo vi sia stato un porto vero e proprio; lo prova il fatto che negli anni successivi all’ultima guerra mondiale, alcuni palombari, addetti alla tonnara che qui vi si trovava installata, raccolsero dal fondo del mare alcune anfore funerarie che portarono a riva. Il rinvenimento, essendo stato effettuato abbastanza lontano dalla terraferma, fa pensare al naufragio di un’antica nave lì avvenuto.10

Il Pichierri prosegue la sua descrizione citando l’esistenza della necropoli, il rinvenimento di monete avvenuto nel 1912 (del quale abbiamo già accennato), e fornisce inoltre un elenco aggiornato dei rinvenimenti da lui stesso effettuati, corredato di documentazione fotografica:

Nello spaccato della terraferma, nei punti dove il mare, nelle giornate di tempesta batte con le sue onde, sono riconoscibili gli strati di materiale urbano dei diversi insediamenti che qui ci sono stati. Durante la costruzione della strada Litoranea Salentina, che da questa struttura è distante alcune decine di metri, furono rinvenute diverse tombe per cui non è improbabile che vi fosse anche un piccolo centro abitato. Nel 1912 è stato qui rinvenuto un ripostiglio di monete della fine del IV sec. – inizi del III a.C. . Accanto alle strutture sulla terraferma è da localizzare un luogo di culto, ma vi sono difficoltà a stabilire a quale divinità fosse destinato poiché i reperti che vi si rinvengono sono molto vari. Tuttora non è difficile rinvenire vasetti miniaturizzati, testine di divinità diverse, fra queste quella di Ercole con leontè sul capo, dischi votivi, una evidente collana intera composta di vaghi di terracotta, frammenti di anse, di vasi acromi e verniciati del IV e III sec. a.C.; tutto materiale pertinente ad un santuario greco che lì doveva essere. Si sono rinvenute anche alcune monete romane che fanno pensare che con i nuovi arrivati la vita religiosa e quella marittima dello scalo non avevano subito soste. La segnalazione della località insieme ai reperti più significativi furono, dallo scrivente, inviati alla Soprintendenza alle Antichità di Taranto in data del 7.4.1974; il Sopr. Prof. Lo Porto effettuò il sopralluogo il 23.4.1974 definendo il posto interessante e meritevole di scavo”. 11

Torre Ovo: l'antico porto, la cittadella e la necropoli
Torre Ovo – reperti di età classica rinvenuti da Gaetano Pichierri lungo il litorale, nei pressi del porticciolo

Sull’argomento ritorna Paride Tarentini, che stabilisce, come del resto il Pichierri ed altri, correlazioni tra il sito di Torre Ovo e quello di Monacizzo e ne delinea in modo chiaro ed esaustivo le caratteristiche:

“ … con il sito di Torre Ovo gli abitanti di Monacizzo dovettero essere in stretto rapporto di interdipendenza, non solo per vicinanza geografica, ma anche per differenti quanto complementari funzioni di tipo strategico e commerciale attribuibili distintamente a questi due centri; funzioni svolte, tra l’altro, a ridosso di una fascia limitanea alquanto periferica, certamente aperta, per propria natura, a contatti economici e commerciali tra mondo greco e messapico, estremamente “sensibile”, però, a repentine modifiche dei precari equilibri politici che caratterizzarono, a lungo, i rapporti tra queste due etnie; rapporti spesso conflittuali, verso cui il sito fortificato di Monacizzo poteva adeguatamente offrire adeguata tutela e salvaguardia alle popolazioni greche dell’area.

Un particolare collegamento tra questi due centri si può riconoscere in una tradizione molto diffusa in zona, che vorrebbe la vecchia città (Civitavecchia) sorta nel sito di Torre Ovo, distrutta e riedificata nel sito di Monacizzo come città nuova = “Neapolis”, termine, quest’ultimo, volgarizzato nel toponimo locale “Napoli Piccola”. 12

A questo punto Tarentini cita il Coco (il quale a sua volta riprende con “parole sue” i passi del Marciano, come abbiamo già evidenziato in una precedente nota) specificando però che il passaggio dalla città vecchia alla città nuova non può essere collocato in epoca classica-ellenistica, essendo i due siti pressapoco contemporanei in base alle ricostruzioni archeologiche:

scrive al riguardo P. Coco: “quivi tuttora si osservano le rovine e gli avanzi dell’ignota città, una volta esistente, che dicono che si chiamasse Civita vecchia, per essere stata la città nuova anche distrutta, sebbene edificata a circa due chilometri dal lido del mare, sull’area dove oggi sorge Monacizzo”. In riferimento a tale tradizione va evidenziato che questo supposto passaggio dalla città vecchia (Torre Ovo) a quella nuova (Monacizzo) non può certo collocarsi in epoca classico-ellenistica, in quanto i dati archeologici tendono a rimarcare un uso pressochè contemporaneo dei due siti, denotando anzi un attardamento del sito di Torre Ovo (quanto meno sino al II o II-I sec. a.C.), non riscontrato, sinora, a Monacizzo. Ci limitiamo pertanto a registrare, per ora, la tradizione di Civitavecchia come eco di stretti collegamenti tra le aree greche di Torre Ovo e Monacizzo, e ad acquisire il toponomo “Neapolis” come ulteriore attestazione dell’antichità del luogo, sperando in ulteriori apporti chiarificatori”. 13

Il Tarentini mette in relazione, cosa che peraltro fa, anni prima, lo stesso Pichierri, 14 i siti di Torre Ovo e Monacizzo con il Santuario di Artemis Bendis posto sulla collinetta detta oggi della Madonnina dell’ Altomare 15 e con una serie di nuclei situati tra l’agro di Maruggio e quello di Torricella:

Soffermandoci ancora nell’analisi dell’ habitat strutturatosi su questa fascia limitanea in epoca magnogreca, appare immediatamente evidente la significativa dilatazione insediativa che si registra qui come altrove, intorno al IV-III sec. a.C. In quest’epoca è ancora attivo ed operante, sull’estremo limite orientale del litorale, il sito cultuale di Madonnina dell’ Altomare, ove si ipotizza la presenza di un sacello frequentato sin da epoca arcaica. Il sito di Torre Ovo si struttura, oramai definitivamente, in un’area insediativa (a ridosso della penisoletta occidentale della baia) con antistante piattaforma marina di grandi blocchi squadrati atta a favorire gli attracchi ed i commerci marittimi; sul pianoro retrostante si sviluppa la necropoli dell’insediamento, con tombe scavate nella roccia e resti di un edificio sacro rintracciati, per scivolamento, lungo il sottostante pendio. Nel territorio immediatamente interno si registra una fitta rete di piccoli nuclei rurali, individuati nei siti di Olivaro, Cravara, Castigno, Barco, Straccione, Veglia, La Cirenaica, La Samia 1,2,3, sovrastati, a nord, dall’altura di Monacizzo.

Si ha l’impressione di trovarsi in presenza di un sistema territoriale ed economico che potremmo definire “integrato”, con area commerciale lungo il litorale (Torre Ovo), aree agricole retrostanti, e centro dominante (Monacizzo), cotrollore e forse propulsore di tale sistema, ovviamente in stretto collegamento con le politiche economico-insediative della madre patria Taranto”. 16

Qui, in una nota a margine, il Tarentini corregge anche parzialmente (sulla scorta di riferimenti provenienti da sondaggi archeologici del 1996) l’ipotesi della Mero Tripaldi circa le caratteristiche del molo:

Scavi recenti effettuati su questa penisoletta occidentale hanno portato alla luce fondamenta di due edifici sovrapposti: il più antico, orientato in senso N-S, risalirebbe agli inizi del III sec. a.C., mentre per il successivo, orientato in senso NE-SO, è stata proposta una cronologia non anteriore alla prima metà del II sec. a.C. I blocchi semisommersi allineati nell’antistante tratto marino, ritenuti in un primo momento elementi di pontili e molo, sono stati di recente considerati come parte di un’ampia piattaforma d’attracco e di scambio protesa verso l’isolotto, quasi a chiudere la baia verso questo versante”. 17

La nota prosegue e termina con informazioni sintetiche sui vari ritrovamenti avvenuti nell’area della necropoli, compresi quelli del Pichierri:

La necropoli del sito, smantellata sul retrostante pendio da lavori agricoli agli inizi degli anni Quaranta-Cinquanta, circa, del secolo scorso, ha restituito tombe rettangolari scavate nella roccia e corredi funebri (vasi a figure rosse, a vernice nera, buccellati, sovradipinti in stile Gnathia) con prevalenza di prodotti risalenti al IV-III sec. a.C. ; tre grandi blocchi squadrati (recanti, rispettivamente, triglifi e metope, lettere greche pro-fondamente ed un motivo “a svastica”), rinvenuti, per scivolamento, alla base del pendio, evidenziano la presenza di un edificio di culto, cui sono probabilmente da riferire alcuni resti di colonne scanalate provenienti dal rilievo;18 funzioni cultuali assumono altresì alcune testine fittili rinvenute sulla spiaggia, riferite ad Herakles, Kore e Recumbente19

L’area oggetto di descrizione in questo scritto è stata poi interessata, come noto, dalla costruzione di una torre costiera intorno al XVI secolo20 che ha originato anche l’attuale toponimo, e da alcuni bunker edificati nel periodo della II guerra mondiale.

Rispetto al periodo delle ricerche svolte dal Pichierri vi sono stati diversi sconvolgimenti nel sito, causati dall’incuria, da ripetute asportazioni, scavi clandestini e saccheggi dei materiali affioranti e non.

La costruzione di un complesso turistico posto oltre la strada, di fronte alla penisoletta, ha ulteriormente modificato l’area, interessando in parte anche la penisoletta con occupazione del tratto arenoso.

Nel novembre del 2012, una imponente mareggiata ha fatto emergere una corposa quantità di frammenti ceramici fotografati da un organo di informazione locale. 21

Una particolarità della zona è la presenza, sul fondale antistante la Torre, di una foresta fossile tuttora oggetto di attenzioni e studi da parte degli archeologi subacquei. 22

Oltre che nella descrizione del Marciano e di altri autori, il toponimo “Civita Vecchia” è riportato anche in una pianta del feudo di Monacizzo redatta nel 1744 dal pubblico agrimensore Francesco Pichierri. In questo caso il toponimo compare nella forma “corno della Civitavecchia”. Tarentini e Marseglia danno notizia anche delle forme abbreviate “Civitecchia” e “Civitatula” (P. Tarentini, Monacizzo, CRSEC, Regione Puglia, Manduria, 2006, nota 91 a pag. 117; L. Marseglia, Peregrinatio, Lecce, Pensa Multimedia, 2000

G. Marciano, Descrizione, origini e successi della Provincia d’ Otranto (con aggiunte del filosofo e medico Domenico Tommaso Albanese di Oria), Napoli, Stamperia dell’ Iride, pag. 352

A sua volta G. De Luca riprende, modificandoli non sostanzialmente, i passi del Corcia nell’esposizione del trattato “L’Italia meridionale o l’antico reame delle due Sicilie, descrizione geografica, storica, amministrativa”, Napoli, Sta. Tipografico dei Classici Italiani, 1860; i passi del Marciano e del Corcia sono poi ripresi anche nell’opera di P. Coco “Il Santuario di S. Pietro in Bevagna dipendente dal Monastero dei PP. Benedettini d’ Aversa”, Martinelli & Copeta, 1915.

N. Corcia, Storia delle Due Sicilie dall’antichità più remota al 1789, Napoli, Tip. Virgilio, 1847, Vol .3, pp. 383-84

N. Corcia, op. cit., pp. 394-95

N. Corcia, op. cit., pp. 399-400

A. Stazio, Monetazione e circolazione monetale dell’ antico Salento, in “Annali dell’ Univ. Di Lecce Fac. Di Lettere e Filosof. “, V, 1971, Galatina, 1973, pag. 79

E. Mero Tripaldi, Maruggio, Torre Ovo – Strutture portuali, abitato e necropoli in Notiziario Topografico Salentino II – contributi per la carta archeologica e per il censimento dei beni culturali, a cura di G. Uggeri, Brindisi, 1974, pp. 80-84

G. Pichierri, Taranto, Santuari del IV sec. a.C., Notiziario Topografico Pugliese, Brindisi, 1978

10 G. Pichierri, Virgilio e la costa jonica ad est di Taranto, in: Cenacolo, XI-XII, 1981-82; ristampato in: Gaetano Pichierri, Omaggio a Sava, a cura di V.M. Talò, Del Grifo, Lecce, 1984, pp. 114-115

11 G. Pichierri, op. cit., pp. 115-116

12 P. Tarentini, Monacizzo. Un antico centro magnogreco e medievale a sud-est di Taranto, Regione Puglia, Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali, Manduria, 2006, pp. 115-117

13 P. Tarentini, op. cit., pp. 117-118

14 G. Pichierri, Virgilio e la costa jonica…. op. cit.

15 Vedi G. Mele, Maruggio (TA): da Artemis Bendis alla Madonnina dell’ Altomare, in: Academia.edu, 2015 https://www.academia.edu/18088283/Maruggio_Ta_da_Artemis_Bendis_alla_Madonnina_dellAltomare._I_resti_di_un_antico_tempio_precristiano

16 P. Tarentini, op. cit., pp. 118-119

17 P. Tarentini, op. cit., pag. 119. Il Tarentini cita due lavori (non in ns. possesso apparsi sulla rivista “Taras”: A. Alessio, Torricella (Taranto), Torre Ovo in “Taras” XVI, 1996, 1, pp. 90-91; A. Alessio, A. Zaccaria, ibid., pp. 129-131

18 Qui il Tarentini cita un altro suo lavoro: P. Tarentini, Maruggio. Presenze antiche sul territorio, Manduria, Filo, 2000, pp. 130-143

19 P. Tarentini, op. cit., pag. 119; le testine fittili a cui si riferisce sono invece quelle relative ai ritrovamenti del Pichierri (G. Pichierri, Taranto, Santuari del IV sec. a.C., op. cit.)

20 Per approfondimenti: T. Filomena, Torre Ovo: la “sentinella del marehttp://www.lavocedimaruggio.it/torre-ovo-la-sentinella-del-mare.html

21 Le foto della mareggiata e del vasellame emerso sono reperibili online all’indirizzo web http://www.vivavoceweb.com/2012/11/20/torre-ovo-sito-archeologico-antico-porto-greco-romano-degradato-oltre-ogni-misura-che-peccato/

22 Su questo argomento si trova molto materiale anche in rete, a titolo esemplificativo fornisco un paio di indirizzi: http://www.fondali.it/articoli/page.asp?articolo=204 Un aggiornamento è su questa pagina de La Stampa: http://www.lastampa.it/2018/04/24/societa/il-mistero-della-foresta-pietrificata-al-largo-di-torre-ovo-in-puglia-YGttFROsI4Qr79k2CjqqIL/pagina.html

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Notizie su Gianfranco Mele

Gianfranco Mele
Sociologo, studioso di tradizioni popolari, etnografia e storia locale, si è occupato anche di tematiche sociali, ambiente, biodiversità. Ha pubblicato ricerche, articoli e saggi su riviste a carattere scientifico e divulgativo, quotidiani, periodici, libri, testate online. Sono apparsi suoi contributi nella collana Salute e Società edita da Franco Angeli, sulla rivista Il Delfino e la Mezzaluna e sul portale della Fondazione Terra d'Otranto, sulla rivista Altrove edita da S:I.S.S.C., sulle riviste telematiche Psychomedia, Cultura Salentina, sul Bollettino per le Farmacodipendenze e l' Alcolismo edito da Ministero della Salute – U.N.I.C.R.I., sulla rivista Terre del Primitivo, su vari organi di stampa, blog e siti web. Ha collaborato ad attività, studi, convegni e ricerche con S.I.S.S.C. - Società Italiana per lo Studio sugli Stati di Coscienza, Gruppo S.I.M.S. (Studio e Intervento Malattie Sociali), e vari altri enti, società scientifiche, gruppi di studio ed associazioni.

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