sabato 06 Giugno, 2020 - 0:50:37

Emergenza coronavirus l’ultimo decreto di Conte: Chiusura di tutte le attività commerciali”

  • L’elenco completo dei negozi che possono restare aperti
    Il Dpcm, firmato nella notte del 12 marzo da Conte, contiene nel dettaglio l’elenco degli esercizi commerciali che resteranno aperti: ipermercati, supermercati, discount alimentari, minimercati, commercio al dettaglio prodotti surgelati, commercio al dettaglio per computer, tlc, elettronica, elettrodomestici, commercio al dettaglio per alimentari, bevande, tabacchi, benzinai, commercio al dettaglio per apparecchiature informatiche, commercio al dettaglio per ferramenta, vernici, materiale elettrico e idraulico, commercio al dettaglio prodotti igienico-sanitari, commercio al dettaglio per l’illuminazione, edicole, farmacie, parafarmacie, commercio al dettaglio articoli medicali e ortopedici, profumerie, negozi per animali, ottici e fotografi, commercio al dettaglio per combustibile per uso domestico e riscaldamento, commercio al dettaglio di saponi, detersivi e affini, commercio al dettaglio su internet, in tv, via radio e telefono, distributori automatici, lavanderie, tintorie, pompe funebri.

La stretta non riguarda gli autogrill e i bar delle stazioni: “restano, altresì, aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande posti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situati lungo la rete stradale, autostradale e all’interno delle stazioni ferroviarie, aeroportuali, lacustri e negli ospedali garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro”.

Inoltre “restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, i servizi bancari, finanziari, assicurativi nonché l’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi”.

Le fabbriche e le aziende continueranno in base a precisi accordi delle Regioni con i sindacati, perché non si può rischiare di mettere a rischio le due filiere che per nessuna ragione devono entrare in sofferenza: quella agroalimentare e quella sanitaria.

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