domenica 18 novembre, 2018 - 1:27:52
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Igeco, arriva l’interdittiva antimafia: bufera negli appalti pubblici

LECCE- Ci sarebbe una contiguità tra la compagine societaria e ambienti della Sacra Corona Unita: è questa la motivazione principale che ha portato il prefetto di Roma Paola Basilone a firmare l’interdittiva antimafia nei confronti del gruppo Igeco.

Un terremoto: la società, con sede legale nella capitale e sede operativa a Galugnano, è affidataria di numerosi appalti pubblici nelle province di Brindisi, Lecce Taranto. Il 22 gennaio scorso, un accesso antimafia era stato disposto dalla Prefettura, con un’attività della DIA e delle forze di polizia – carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia – nella sede della società e nel cantiere della darsena di San Cataldo, di cui la ditta ha l’appalto da 3,3 milioni per i lavori di ammodernamento.

L’acquisizione degli atti aveva preso le mosse dall’operazione “Coltura”, che poi ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Parabita per infiltrazioni mafiose. L’attività era stata svolta sulla base di elementi conoscitivi acquisiti in sede giudiziaria. Alcune figure del clan Giannelli che fu sgominato dai carabinieri sarebbero stati in servizio presso la Igeco. Ma non c’è solo questo nelle motivazioni che corredano l’interdittiva. Nel provvedimento si parla, come detto, della contiguità con ambienti della Scu. E un passaggio cruciale riguarda la figura di Tommaso Ricchiuto, fondatore della società, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des” per mazzette nel Comune di Cellino San Marco: ancora presente nella Igeco, secondo la Prefettura, nonostante abbia lasciato il timone alla nuova presidente, Cinzia Ricchiuto, che appresa la notizia ha annunciato impugnazione.

l grande interrogativo, ora, riguarda la sorte degli appalti nel portafoglio di Igeco e anche delle quote societarie, pari al 40 per cento, detenute nella Sgm, società partecipata del Comune di Lecce. Per queste ultime “è prematura ogni valutazione – dice il sindaco Carlo Salvemini – perché abbiamo solo in mattinata appreso la notizia e stiamo studiando” possibili soluzioni.

Per i contratti in essere con le pubbliche amministrazioni si aprono ora tre strade, come spiegatoci dai legali dello Studio Sticchi Damiani.

La prima: se i contratti in corso sono nella loro fase iniziale, è obbligo delle amministrazioni risolverli, affidandoli a un’altra società. Potrebbe essere il caso dei lavori per la darsena di San Cataldo, per i quali, però, già questa era l’ipotesi in piedi, visto che proprio l’1 ottobre Igeco ha depositato ricorso per concordato preventivo, per crisi aziendale, chiedendo al Tribunale di Lecce la sospensione di tutti i contratti pendenti relativi al ramo d’azienda delle costruzioni di opere pubbliche. Con la prosecuzione, invece, in continuità, dei rami relativi all’igiene urbana, gestione delle società miste e immobiliari, che ora, però, con l’interdittiva, tornano in discussione.

La seconda via: se i contratti sono nella loro fase finale, le amministrazioni possono decidere di continuarne l’esecuzione con l’impresa sottoposta a interdittiva.

La terza via: per i contratti “in medias res”, nel mezzo dell’esecuzione, è possibile che Anac proponga al prefetto l’applicazione delle previsioni ex art. 32 del decreto n. 190 del 2012. Si tratta di misure provvisorie di natura contrattuale (non riguardano cioè l’impresa ma solo il contratto) volte al commissariamento del contratto in corso, al fine di proseguirne l’esecuzione, che viene dunque affidata ad un commissario nominato dalla Prefettura. Questa ipotesi si percorre quando riguarda, ad esempio, contratti di particolare rilevanza economica, anche a garanzia dei posti di lavoro. Potrebbe essere il caso, ad esempio, dell’appalto da 41 milioni di euro per la raccolta dei rifiuti nell’Aro 10 (che comprende i comuni di Acquarica del Capo, Presicce, Taurisano, Ugento), una concessione per nove anni, a partire dal luglio 2016.

Fonte: http://www.trnews.it

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