mercoledì 28 Ottobre, 2020 - 7:02:34

La cultura come risorsa è la vera realtà della Riforma Franceschini

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La risorsa cultura è una realtà ormai tangibile che interessa i territori nella loro specificità ma anche nella loro capacità di sfruttare le energie e le vocazioni che si trovano in essi. I risultati di un investimento su tale risorsa non hanno un risvolto immediato ma si capitalizzano attraverso quel processo produttivo che diventa indubbiamente valore aggiunto. E’ chiaro che sempre più si deve parlare di culture e non solo di cultura perché l’asse valorizzante che si crea nei territori è dato da un intreccio di situazioni e di sistemi che non permettono più di definire un singolo aspetto della cultura. La Riforma dei beni culturali Franceschini è speculare e importante in un tale contesto. Ottimo il progetto del Ministro.

È necessario definire questi processi in un sistema di comparazioni che pongono come modello significativo la realizzazione dei cosiddetti progetti integrati. Ecco perché sempre più si entra nell’abbinamento tra cultura e valore aggiunto. I presupposti per una interazione tra cultura e culture (quella depositata e determinante nella conoscenza dei vari settori e quelle sommerse che occupano uno spazio notevole sia nell’approfondimento delle consapevolezze identitarie sia nella comparazione progettuale delle valorizzazioni) non possono che condurre alla stimolazione dei territori nella realizzazione di un progetto diffuso proprio riferito al rapporto tra attività culturali e fruizione delle culture identitarie.

Necessita, comunque, in questi casi una forte presenza di specializzazioni. La risorsa cultura se tale deve intendersi non può fare a meno delle capacità professionali che sono alla base di quel dialogo tra proposta e definizione dei costi e dei benefici. Si è più volte parlato di una definizione progettuale proprio in merito alle questioni inerenti il rapporto tra culture depositate, culture sommerse, culture diffuse.

Il prodotto culturale non può che richiamarsi ad una concezione dell’economia della cultura in cui le finalità sono quelle di trasformare la “risorsa” in azienda. In altri termini la risorsa cultura non è altro che un’azienda culturale. In tal senso ci sono i soggetti che dominano tale processo. I soggetti sono dati dal materiale culturale esistente e da quello che viene elaborato grazie alle risorse e alle vocazioni. Sulla base di tale ragionamento la cultura prepara le occasioni ma deve anche sistemarsi nella veicolazione degli indotti. Il richiamo agli altri ambiti resta fondamentale: al turismo in primo piano.

Turismo e risorsa cultura sono un investimento che assicura una mobilità di economie focalizzata ad occupazione certa. Una interazione significativa che si traduce in sviluppo e in una economia avanzata non forza ma spontanea considerate le risorse dei territori. In questo intaglio l’indotto multimediale non resta solo indotto ma diventa sorgente primaria soprattutto in una società che naviga nella multimedialità.

C’è naturalmente bisogno, ed ha ragione Franceschini, di organizzazione. La risorsa cultura non solo va tutelata ma va anche saputa gestire. Perché muta da territorio a territorio. Perché in senso generale si parla di cultura in forma globale ma in concreto ci sono culture locali che presentano una loro precisa specificità. Qui le competenze e la capacità delle professionalità non vanno chiaramente trascurate.

C’è una frase di Eduard Manet che si riassume in queste cesellature: “…devi avere qualcosa da dire, altrimenti puoi fare le valigie… e non basta che tu conosca il tuo mestiere: devi anche essere appassionato”. Insomma andiamo verso una cultura che ingloba tre elementi: il prodotto, il mercato, l’identità. Da questo punto di vista i Musei oggi, con la Riforma, giocano una partita importante.

Gli interlocutori sono sia i soggetti privati che quelli pubblici ma nella loro struttura c’è indubbiamente l’idea del progetto che porta inevitabilmente verso quel triangolo che mette insieme conoscenza, valorizzazione, gestione. Un coordinamento che si struttura sulla base delle esigenze delle risorse territoriali. Esigenze che devono fare i conti con le realtà. Proprio per questo una correlazione tra soggetti pubblici e soggetti privati è necessaria.

Da questo punto di vista il patrimonio culturale si legge oltre che attraverso riferimenti storici anche attraverso quei parametri che sono economici e organizzativi. Le prospettive in questo campo sono sia di ordine culturale – promozionale che di ordine manageriale. Competenze, sviluppo delle implicazioni economiche, strategie di sviluppo, nuovi soggetti che interloquiscono. Sono delle finestre aperte le quali ognuna vive dentro l’altra. Bisogna tra l’altro facilitare l’accesso alla cultura.

Su queste diramazioni, appunto, la cultura come progetto assume una sua valenza il cui obiettivo è il raggiungimento dell’economicità in un sistema integrato di culture: da quelle che interagiscono con il territorio a quelle proveniente da materiale indotto. Questo non significa però snaturare il senso di identità che la cultura come risorsa può e deve trasmettere per un progetto che sia garante di trasmissioni di processi di combinazioni tra economia e risorsa e di affermazione di valori. La Riforma Franceschini è una finestra aperta per una idea nuova di cultura.

Pierfranco Bruni

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