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L’educazione musicale: una tappa fondamentale per lo sviluppo del pensiero armonico nella crescita dell’essere umano

ARTè… musica

Diamo inizio ad una nuova sezione di ARTè dedicata alla musica. Questa rubrica ospiterà approfondimenti teorici, interviste con esperti del settore, recensioni di concerti ed eventi, con particolare attenzione anche all’aspetto ludico e pedagogico di questa meravigliosa arte.

“Immagini della sezione musica del concept sviluppato dall’autore Domenico Semeraro, nell’ambito della esposizione di arte fotografica “INTRECCI D’ARTE “, organizzata da Programma Cultura.”

Sinfonie di motori nel traffico, ritmi frenetici delle città o più distesi delle periferie, “tonalità” di vita diverse in contesti familiari, lavorativi, accademici più vari che mai. La musica, o ciò che alla musica appartiene concettualmente, ci circonda, ci avvolge, è connaturata al nostro vivere quotidiano. Alla musica e alle sue leggi sarebbe riconducibile anche la stessa condizione umana nel suo respiro più ampio: “Nessun uomo è un’isola”. Il titolo del saggio scritto da Thomas Merton si pone come paradigmatico della natura sociale dell’uomo, evidente come poche cose riescono ad essere: ognuno di noi è una parte specifica, con un’identità ben definita, di un tutto unitario. Inoltre, viviamo di relazioni, di incontri e scontri significativi, perennemente intrecciati con ciò che ci circonda. L’educazione dell’uomo, pedagogicamente orientata, si pone dal canto suo come percorso privilegiato ed imprescindibile per la costruzione del sé e la formazione del cittadino della società globale, imperniato sulla consapevolezza della propria specificità e sul rispetto della società intera. Appare, dunque, evidente come i due percorsi trovino lo stesso obiettivo nello sviluppo armonico della persona, con il fine di una piena realizzazione delle proprie potenzialità di azione plasmante della realtà, in un’ottica progettuale di costruzione di senso della propria vita, delle proprie relazioni con il sé, con gli altri, con i contesti di vita che abitiamo e nei quali operiamo.

Storicamente l’educazione musicale è sempre stata ritenuta fondamentale per la formazione del cittadino e dell’individuo. Nelle antiche civiltà classiche, generalmente guardate come simbolo della civiltà e dei valori democratici, si attribuiva alla musica un enorme valore psicagogico (il termine psicagogia, letteralmente, significa “prendersi cura di sé”), concretizzato nella dottrina dell’ethos, che attribuiva ad ogni componente dell’espressione musicale un determinato valore etico, ripreso e tradotto, successivamente, nella Teoria degli affetti, di età rinascimentale. Fil rouge di queste tradizioni musicali arcaica è la potenza propria della musica di orientare la vita quotidiana degli uomini, secondo schemi valoriali e sentimentali virtuosi, improntati sul rispetto di se stessi e della cosa pubblica. Nel Novecento, seguendo una direzione simile a quella della pedagogia, influenzata a sua volta dalle istanze psicologiche e neuroscientifiche, vengono formulate delle metodologie attive di educazione musicale, che rivoluzioneranno la concezione di pedagogia musicale. In particolare, ebbero diffusione le idee di Z. Kodaly, C. Orff ed E. Gordon.

Zoltan Kodaly, oltre ad essere uno dei maggiori compositori del Novecento, è stato anche uno studioso della musica tradizionale ungherese e un intellettuale profondamente coinvolto nelle problematiche del proprio paese. Con la sua opera e la sua riflessione pedagogica è riuscito ad attuare una rivoluzione dell’istruzione musicale nazionale, sviluppando un sistema educativo ancora oggi apprezzato in tutto il mondo. Tuttavia, egli non scrisse mai un trattato di pedagogia compiuto e comprensivo del suo pensiero, che fu fondamentale per una prima codificazione musicale, che non utilizza linguaggio astratto o simbolico, bensì è legata ad una dimensione spaziale maggiormente intellegibile per i bambini. Ad esempio, l’impiego delle scale pentatoniche, ossia scale di cinque suoni prive di semitoni, particolarmente indicate nelle fasi iniziali di educazione musical, perché impiegate nella musica popolare, nelle filastrocche e nelle cantilene conosciute dai bambini.

Il metodo Orff vive di una assoluta interdisciplinarietà, estremamente naturale ed omogenea. Sebbene abbia dei pilastri fondamentali ben definiti, nel corso dei decenni la metodologia non si è mai chiusa in se stessa, restando sempre attenta e ricettiva alle influenze provenienti da altre correnti di pensiero e dalle evoluzioni del pensiero pedagogico. Orff propone un percorso educativo, che si basa sull’interazione dinamica di quattro elementi fondamentali, quali il corpo, innanzitutto, vissuto come “strumento” ritmico privilegiato in quanto facente naturalmente parte delle esperienze sensoriali del bambino. La voce, utilizzata dalle primissime espressioni inarticolate, fino ad arrivare al canto e al coro, essa si pone a sostegno e integrazione del gesto ritmico, sviluppando una progressiva indipendenza tra pensiero musicale e gesto. L’area visiva, che rappresenta una forma di notazione non convenzionale, certamente più intuitiva e stimolante rispetto a quella tradizionale. Orff è anche celebre per aver assemblato lo strumentario didattico, perfettamente integrato in tutto il percorso educativo, formato essenzialmente da strumenti a percussione, intonata e non, di diverse forme e materiali, caratterizzati da facilità ed istintività di utilizzo, con conseguente immediato senso di appagamento musicale.

La Music Learning Theory di E. Gordon descrive le modalità di apprendimento musicale del bambino.

A partire dall’età prenatale e si fonda sul presupposto che la musica si possa apprendere, secondo processi analoghi a quelli con cui si apprende il linguaggio. Questa metodologia ha come obiettivo quello di favorire lo sviluppo dell’attitudine musicale naturale di ciascun bambino, seguendo le sue potenzialità, le sue capacità e i suoi tempi. La competenza fondamentale, che la MLT cerca di potenziare è l’audiation, ossia la capacità di sentire nella propria mente musica non fisicamente presente nell’ambiente, il vero e proprio “pensiero musicale”, indispensabile per comprendere la sintassi musicale in fase di esecuzione o ascolto, per una buona lettura e per la capacità di improvvisare. Lo scopo della Music Learning Theory non è quello di coltivare genialità musicali in tenera età, bensì quello di formare individui capaci di esprimersi musicalmente, con la voce o con uno strumento.

Questa breve panoramica delle metodologie storiche di educazione musicale, peraltro tuttora impiegate e sviluppate da enti ufficiali come Aigam per la metodologia Gordon e OSI per Orff, dimostra come la problematica dell’impiego della musica nell’educazione della persona, prima che del musicista propriamente detto, affondi le sue radici in una moltitudine di contesti e momenti storici, anche ampiamente diversificati tra loro, tutti uniti però da una consapevolezza, che fa da denominatore comune: la musica, considerata come arte della relazione di valore tra suoni, ritmi, durate, silenzi, sentimenti, non è altro che una rappresentazione della realtà, in cui l’uomo è immerso, perfettamente parallela ad essa seppur guardata attraverso le lenti della purezza, della forma e dell’idea. Educare, dunque, alla musica, e non semplicemente istruire, non può essere altro che educare alla vita stessa, al rispetto di sé e dell’altro, alla convivenza “armonica” e costruttiva nei medesimi contesti di vita, alla costruzione della propria unicità e dignità personale come parte integrante di fondamentale importanza nel concerto più bello che esista: il mondo.

Marco Masiello

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