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Lezioni di poesia dalle origini agli anni duemila al Liceo De Sanctis Galilei di Manduria

Quale occasione migliore per parlare di poesia se non la pubblicazione di una nuova collana di storia della letteratura italiana – dalle origini agli anni Duemila – “Una grande esperienza di sè”? Il titolo dell’opera, edita da Paravia -Gruppo Pearson Italia, trae origine da una riflessione di Giacomo Leopardi: “Nessun uomo diventa uomo innanzi di aver fatto una grande esperienza di sé”. Per divenire “uomo”, pertanto, affermava il poeta recanatese, occorre mettere alla prova sè stessi, misurare nella vita le proprie facoltà e scoprire, allo stesso tempo, i propri limiti.

 

Così, accogliendo la sfida di leopardiana memoria, durante la mattinata del 6 aprile il Liceo De Sanctis-Galilei di Manduria ha ospitato nel suo teatro due autrici della nuova raccolta letteraria, Paola Biglia e Alessandra Terrile, per offrire un approccio nuovo agli studia humanitatis alla presenza degli studenti delle III classi dell’istituto manduriano, protagonisti dell’intervento formativo, che ha toccato temi diversi e di rinnovato interesse: la follia d’amore nell’Orlando Furioso intrecciato alle riflessioni liriche di Alda Merini; i versi di Valerio Magrelli in dialogo con la poesia di Lucrezio.

Tema focale è stato, in particolare, l’amore, rappresentato per mezzo del racconto della follia che condanna Orlando all’ossessione e all’autodistruzione, passando attraverso i versi di Alda Merini, “Io sono folle, folle”, all’interno del quali è stata evidenziata la pura essenza del sentimento universale. Dopo aver analizzato il connubio tra il poema cinquecentesco e la poesia del Novecento, l’attenzione si è soffermata sulla lettura della lirica “Il confine tra la mia vita e la morte altrui”, tratta dal libro “Didascalie per la lettura di un giornale” di Magrelli, supportata dal confronto con la pagina dell’autore latino Tito Lucrezio Caro. “È dolce guardare da terra”, canta il poeta latino, ritraendo l’immagine immortale della natura che chiede all’uomo di essere liberato dal dolore fisico e dal patire dell’animo, seguendo la dottrina epicurea del raggiungimento dell’ideale di saggezza e di edonè.

A conclusione dell’incontro le due relatrici hanno salutato gli studenti, ricordando loro il monito
E quale è di pazzia segno più espresso/ che, per altri voler, perder se stesso?
(Orlando furioso, XXIV, 1)

Daversa Tosca, Ferretti Silvia, Sammarco Valentina, Scorrano Giulia

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