domenica 17 Ottobre, 2021 - 7:56:52

Svolta nelle indagini della tragica morte di Leonardo Vitale il “madonnaro” di Oria: giovane senegalese confessa

Leonardo Vitale

Sarebbe stato un giovane di 29 anni a causare la morte di Leonardo Vitale, il madonnaro di 69 anni di Oria rinvenuto incosciente per strada con delle ferite al volto la notte tra il 5 e il 6 ottobre scorso a Lecce e morto lunedì all’ospedale Vito Fazzi dove era stato operato d’urgenza.
Il giovane, di nazionalità senegalese, era stato portato in Questura nel pomeriggio ed è stato arrestato dopo aver confessato di avere strattonato l’artista di strada per rapinarlo facendolo cadere rovinosamente a terra.

Vitale é stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico ma sono sopraggiunte complicazioni ed è morto. Nelle denunce successive del figlio della vittima il 7 ottobre si è appreso che Vitale era solito girare con al seguito un carrellino di colore rosso al cui interno custodiva gessetti e colori che però non erano presenti tra gli effetti personali riconsegnati, così come non gli era stato restituito il telefono cellulare del padre, il cui numero risultava peraltro irraggiungibile.

Proprio sul trolley mancante si è concentrata l’attenzione degli investigatori della Squadra Mobile dato che, vicino alla vittima, è stata rinvenuta una maniglia di colore rosso, uguale a quelle dei carrellini porta zaino, circostanze che lasciavano chiaramente pensare che Vitale potesse essere stato vittima di una aggressione a scopo di rapina nel corso della quale lo zaino si sarebbe rotto e alcune parti sarebbero rimaste sul posto. Sono state “mappate” diverse telecamere di videosorveglianza, allargando man mano il raggio di interesse ed acquisendone le numerosissime immagini.

Proprio da questo lavoro certosino di raccolta ed esame, sono stati ricostruiti non solo tutte le fasi precedenti alla rapina, ma è stato individuato l’uomo resosi responsabile del reato, individuato in un uomo di carnagione scura, che indossava una felpa bicolore con bande più chiare sulle spalle, pantaloni scuri, sandali e presentava un particolarissimo taglio di capelli. In spalla aveva uno zaino di colore grigio chiaro con profili rossi/arancio.

La notte dell’aggressione l’immigrato è stato video ripreso in una attività commerciale di ristorazione nei pressi di Via Trinchese. Nelle immagini lo si vede guardare Vitale con il suo carrellino con annesso zaino rosso mentre la vittima deponeva un sacchetto con le monete guadagnate in quella serata.

Grazie alle immagini è stato possibile ricostruire l’itinerario fatto da Vitale una volta uscito dal locale, sempre seguito a breve distanza dall’immigrato, fino al momento dell’aggressione in via Quarta. Il senegalese avrebbe aggredito la vittima con l’intento di portargli via il carrellino e il sacchetto con le monete. Successivamente all’aggressione, altre immagini hanno rilevato la via di fuga di Mamadou, con al seguito il trolley. Il giovane è stato, infatti, immortalato mentre correva lungo via Don Bosco per poi imboccare via Montegrappa dove sul ciglio della strada si è fermato per rovistare nello zaino. Poi è entrato in una vicina area condominiale dalla quale è uscito subito dopo, portando con sé una bicicletta rubata all’interno.

Infatti gli investigatori hanno ritrovato e sequestrato al di là del muro di cinta dell’area condominiale, vicino all’area cantiere delle Ferrovie dello Stato, lo zaino della vittima al cui interno vi erano gli attrezzi da artista di strada ma ovviamente mancava il sacchetto con le monete ed il telefono cellulare. Il senegalese è stato rintracciato, ieri, vicino alla Camera di commercio dai poliziotti della Squadra Mobile che lo hanno riconosciuto non solo per le fattezze fisiche e il taglio di capelli, ma anche perché indossava ancora lo stesso abbigliamento della sera dell’aggressione.

Il giovane era privo di documenti di identità ed è risultato non in regola sul territorio nazionale. Dopo essere stato dichiarato in stato di fermo dal pubblico ministero, come riferisce la Questura, ha ammesso le sue responsabilità e ha confermato sostanzialmente la piena confessione di fronte al magistrato.

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