sabato 15 Dicembre, 2018 - 20:05:55
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Elogio del camino: scalda l’animo e invita al riposo

Una riflessione sul nostro vivere quotidiano: nelle nostre case è scomparso il camino

Il caminetto ha sempre avuto nel corso della storia un ruolo importante all’interno delle nostre case, pensate che al sud un tempo le famiglie venivano censite per “focolare” e pensate che molto tempo fa le tasse da pagare venivano messe sulla travertina del focolare e ritirate dall’esattore di persona, ad indicare che quella famiglia aveva assolto i propri compiti nei confronti del re.

Il caminetto ha sempre rappresentato la parte più importante della casa, un po’ l’ombelico del mondo della famiglia, intorno a cui passare le lunghe e fredde giornate invernali. Intorno al camino ci si ritrovava il giorno di Natale per scartare i regali, per non parlare del leggendario Babbo Natale che usa il camino per scaldarsi la notte di Natale e consegnare i doni ai bambini buoni, parcheggiando la slitta sul tetto. Cosa raccontiamo oggi ai nostri figli? Che sbuca dal termosifone o dalla stufa super moderna che produce un finto fuoco ma è un bellissimo – forse – e costosissimo oggetto di design?

Mia nonna vicino al camino radunava tutti i nipoti per dire il rosario e lavorare ai ferri insegnandoci come fare una sciarpa. Intorno al camino siamo cresciuti e abbiamo maturato il concetto di condivisione. Per secoli è servito a cucinare o a riscaldare la casa, ma soprattutto a creare intimità e senso di appartenenza. Senza dimenticare che novembre è il mese delle caldarroste, il cui profumo attira l’attenzione di grandi e piccini.

Nelle case moderne non vi è più il camino perciò, come si fantastica, si sogna, si prega oggi nelle case moderne, se non c’è più il fuoco che raccoglie intorno a sé le persone? Il camino, una persona sveglia anche di notte a tenerci compagnia, a proteggerci anche dal buio e da ciò che lasciamo fuori.

Attraverso il camino abbiamo conosciuto la voce del vento che ravviva la fiamma, la pioggia e i tanti rumori che incuriosivano: cosa sarà? abbiamo così scoperto i nidi di uccelli, le lucertole e gli scarafaggi che ne abitavano il fumaiolo.

Oggi la scomparsa del camino un po’ accompagna l’indebolimento del ruolo della famiglia nella società. Le case sono diventate aperte, trasparenti, fredde: lo spazio che prima era del camino oggi è diventato un piano dove appoggiare i fili del telefono, i cavi usb di Internet, la posta elettronica, il grande televisore da 55 pollici. La casa come archivio della memoria, custode dei ricordi scompare, non ci si ritrova più nemmeno per pranzare o cenare tutti insieme, perché i bambini mangiano a scuola, e hanno numerosi impegni extra scolastici.

Ecco, se nei vostri progetti c’è l’idea di costruire una casa, non dimenticatelo il nostro amato camino, e costruitene uno!

Palma Agosta

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Notizie su Palma Agosta

Palma Agosta
Palma Agosta è un Ufficiale della Marina Militare, giornalista pubblicista, attualmente impiegata presso il Ministero della Difesa – Ufficio Stampa, di Diretta collaborazione del Ministro della Difesa. Nata a Manduria ed è cresciuta a Maruggio. Ha frequentato il Liceo Francesco De Sanctis di Manduria. Nel 2002, vince il concorso Marescialli della Marina Militare. E’ tra le prime donne ad arruolarsi nella Forza Armata. Si laurea nel 2005 in “scienze organizzative gestionali marittime e navali” . Nel 2011 vince il concorso da Ufficiale e frequenta il corso di perfezionamento presso l’Accademia Navale di Livorno. Arriva a Roma nel 2013 dove è impiegata come Addetto Stampa presso l’Ufficio Stampa della Marina Militare. Frequenta nel 2015 presso l’Università degli studi di Tor Vergata il Corso di perfezionamento in Giornalismo Internazionale per inviati in aree di crisi dedicato a “Maria Grazia Cutuli” – giornalista italiana assassinata in Afghanistan nel 2001. Ha collaborato con il mensile 13 Magazine. Da luglio 2017 collabora con la Rivista Madre, mensile dedicato alla famiglia, dove è responsabile della rubrica “Moda e modi”. Vive a Roma, ama la musica e il teatro. Ha un cane, un jack russel di nome Mina, che ama alla follia. Ama la sua terra le cui sfumature si possono cogliere nella lettura dei suoi pezzi; “ la mia terra è sempre stata la mia musa: nel mio lavoro e nella vita privata. Le radici degli ulivi secolari di Maruggio, mi hanno sempre ricordato di rimanere con i piedi ben piantati per terra. E il profondo mare, e i suoi profumi, hanno sempre accompagnato in tutti i momenti della mia vita, quelli belli e quelli brutti. E’ li che mi rifugio ed è li che mi ritrovo sempre. Maruggio è il calore della famiglia, è il verde del mare calmo e allo stesso tempo l’urlo del mare in tempesta nei periodi di scirocco. Maruggio è calmo e selvaggio. Come me.”.

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