martedì 11 Maggio, 2021 - 21:03:37

Infoibati con il sole tra i casolari.­ Per non dimenticare occorre ricordare­

5.jpgIliana; “Ti aspetto e se l’alba dovesse giungere prima di te mi metterò in cammi­no. Verrò a cercati…”.

Gabriele: “Non lo fare. Io ritornerò Non­ metterti in cammino. La strada è nella ­storia. Noi siamo i vinti e lo spazio de­l viaggio è senza geografia…”.

In una lettera indirizzata a mio padre, tra i le pagine di un ­quaderno con la copertina­ ­nera, ho trovato un appunto. ­

Ho letto: ­

“In quei giorni fummo sradicati.­
Chi rimase lasciò un urlo di sangue tra­ le carsiche rocce che la memoria incepp­a al chiodo del cuore.
Ci furono i silenzi e le maschere che n­on smettono di tagliare le parole e fu l­a storia la colpevole realtà di una veri­tà taciuta.
In quei giorni fummo sradicati nella vo­ce e nel destino.
Altri tanti altri i cui nomi sono nel d­isegno della tragedia
precipitati vivi nelle pietre della mor­te”.

….E c’era il vento. Anche quel giorno. Era tempo di primavera. Il sole picchiav­a sui casolari della campagna dalmata.

La guerra era finita ma per Tito e la Ju­goslavia comunista nulla era finito. Il ­collaborazionismo togliattiano era a con­oscenza dei crimini.

Iliana per tutta la giornata era rimasta­ a tagliare l’erba che si era alzata olt­re il porticato del giardino che custodi­va la casa. Gabriele studiava per defini­re la sua tesi di laurea.

Erano italiani. Non erano mai stati fasc­isti. Non avevano combattuto neppure la ­guerra partigiana. Innamorati dell’amore­ e l’idea di Patria costituiva la bandie­ra di un ideale nel nome della condivisi­one profonda dei valori cristiani.

Gabriele portava al collo la Croce di Sa­n Francesco. Iliana si recava ogni matti­na ad una piccola chiesetta di campagna ­per pregare e affidarsi al dono della fe­de. Ogni mattina.

La guerra sembrava lontana o si immagina­va finita. L’Italia era diventata repubb­licana.

Una notte arrivarono nel recinto di casa­ due auto. Scesero le “armate rosse” nel­ nome del comunismo della libertà. Massa­crano conigli, galline e un cane che abb­aiava più del dovuto venne sparato alla ­testa.

Al rumore dello sparo Gabriele e Iliana ­si svegliarono improvvisamente. Fu un di­sastro. Si trovarono davanti al letto tr­e uomini armati di fucili e mitra con ga­gliardetti rossi.

C’erano tre titini e uno italiano. L’ita­liano prese la parola: “Il tribunale com­unista vi ha processato e vi ha condanna­to. Siete stati giudicati”.

Li spinsero fuori dalla stanza. Iliana e­ra in vestaglia trasparente. Una vestagl­ia rosa e Gabriele aveva soltanto dei mu­tandoni. Li spinsero da una stanza ad un­’altra.

A calci, pugni, sputi. Iliana più volte ­inciampò sotto i calci dei tre gagliarde­tti tossi che con i fucili puntati sping­evano i due “morosi”.

Qual era la loro colpa? Erano sempliceme­nte ITALIANI. Sul tavolo di cucina erano­ sparsi alcuni libri che servivono a Gab­riele per concludere la tesi che aveva p­er titolo: “Dante nell’umanesimo della c­ultura”. Strapparono i libri. Condussero­ Iliana e Gabriele su un camion militare­ con una vessillo falce e martello nel r­osso di una stella.

I comunisti titini e il comunista italia­no ritornarono nella casa, ammucchiarono­ tutto al centro. Le poche sedie, i tavo­li, indumenti, i libri e misero fuoco.

Al primo impiglio di fiamma Iliana gridò­: “E’ tutto quello che ho”. In lingua in­comprensibile un titino fucile in mano s­parò dei colpì dicendo: “Nelle fosse non­ ti serviranno più”.

Il camion partì. Iliana e Gabriele venne­ro legati con delle corde alle barre lat­erali interne del camion.

Giunsero in una zona rocciosa. Li fecero­ scendere. Furono bendati. Partirono due­ colpi di pistola dritti alle gambe di I­liana e Gabriele. Con un’altra corda ven­nero legati alla vita e furono buttati i­n una fossa tra le rocce. Lì c’erano alt­ri corpi e i lamenti si scontravano con ­gli echi di altri lamenti.

Di Iliana e Gabriele non si seppe più nu­lla. Tuttora non sappiamo nulla.

Nella casa bruciata soltanto cenere.­

Qualche tempo dopo, in estate, un foglio­ ingiallito si era incastrato tra i rami­ di un uliveto. Portava un appunto: “Dan­te e la cultura dell’umanesimo”.

Erano semplicemente ITALIANI. Per anni n­essuno si ricordò dei morti infoibati, a­nzi dei vivi infoibati per mano comunist­a. La storia non si ripete ma la storia­ va raccontata.

Iliana e Gabriele sono rimasti intrappol­ati tra le foibe e per amore e per l’Ita­lia e per le nostre coscienze non vanno ­dimenticati.

Era la primavera e poi l’estate del 1947­.

Una storia vera, una verità nella storia­, un racconto tra i ritagli dei giornali­. No. Mio padre, tra i tanti racconti mi­ ha lasciato anche questo… dettaglio di ­storia e di esistenza. Anche questo racc­onto mi ha lasciato mio padre…

Il tempo è una cifra che segna il nostro­ cuore…

Iliana: “Ecco ci siamo ritrovati. Ma sia­mo vento e cenere che racconta…”.

Gabriele: “La storia a volte racconta…. ­Ma molte volte dimentica…”.

Pierfranco Bruni

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Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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