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La crisi del settore: l'uva non vendemmiata lasciata nei campi a marcire

La tendenza degli ultimi anni a non vendemmiare i racemi delle uve meno pregiate perché non redditizie, ha intaccato pesantemente anche le varietà «nobili» come il Primitivo di Manduria che quest’anno ha subìto un’altra decimazione dovuta a due avversità: una meteorologica e l’altra di mercato. Il risultato, che è una pugnalata nel cuore per chi è persuaso a credere al prodotto quale fonte di reddito, è sotto gli occhi di tutti. Basta farsi un giro per le campagne intorno a Manduria per vedere interi vigneti con i ceppi ricchi di grappoli ammuffiti e maceri e le foglie oramai ingiallite. Un inedito paesaggio autunnale di filari abbandonati a se stessi con i ceppi ancora carichi di preziosi grappoli o quello che resta degli invitanti acini viola dopo i banchetti degli storni che in quest’annata non avranno di che lamentarsi.
Così si presentano, anche, gli appezzamenti coltivati a vite nel comprensorio del vino Primitivo di Manduria Doc che quest’anno avrà una produzione in calo del 50 per cento rispetto alla quantità registrata nella trascorsa annata. La parte dovuta alla mancata vendemmia, per ora non quantificata con precisione dalle organizzazioni di categoria né dalle cantine alle prese ancora con i conteggi dell’uva conferita, si calcola possa attestarsi intorno al cinque, otto percento del totale. Un’enormità se si pensa che, a campagna 2009 conclusa, il Primitivo di Manduria che invaderà i marcato italiani e mondiali conterà qualcosa come cinquanta mila quintali.

Le piogge

La causa naturale responsabile di questo nuovo fenomeno dell’uva incolta è da ricercare nelle avversità atmosferiche. Un’abnorme quantità di pioggia precipitata a più riprese nei periodi meno indicati per la lavorazione della vite, ha creato due effetti: l’indebolimento della pianta e quindi la vulnerabilità della stessa agli attacchi delle muffe (già sufficiente questo per rendere invendibile il prodotto); e l’inondazione dei terreni nel periodo pre-vendemmia, su una base già imbibita dalle piogge precedenti, che di fatto ha impedito l’ingresso degli automezzi e degli stessi addetti al taglio dell’uva.

I mercati

Con uno sguardo alle nubi e uno ai terreni simili a sabbie mobili, il produttore del famoso nettare quest’anno ha dovuto fare i conti con un mercato più avaro del solito. Rispetto ai prezzi del 2008, già allora scadenti, quest’anno l’«oro viola» è ancor meno prezioso con un calo che ha toccato il 30 per cento sul valore precedente. Con questi prezzi, in sostanza, non conveniva tagliare poiché il ricavato non avrebbe coperto, o lo avrebbe fatto di poco, i costi dei trattamenti invernali ed estivi, quelli per la vendemmia e per il conferimento in cantina dove l’uva sarebbe stata trasformata in vino e messa in vendita. Naturalmente a soffrire maggiormente queste contingenze negative sono stati i piccoli produttori che colpiti dalle calamità e dai mercati in affanno confidavano sui ricavi di quei pochi appezzamenti.

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