martedì 18 Dicembre, 2018 - 17:56:43
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Omicidio di Torricella: il brindisi al bar prima del'esecuzione

Una lite per futili motivi, apparentemente appianata con un brindisi e una sana bevuta di birra prima dell’esecuzione: due, tre colpi di pistola e la benzina che avrebbe dovuto distruggere il corpo. Poi le fiamme si sono spente così gli assassini hanno gettato il cadavere in un pozzo coprendolo di pietre e arbusti. Sono stati ricostruiti così gli ultimi attimi di vita di Pietro D’Elia, il pregiudicato di 52 anni di Torricella il cui corpo martoriato è stato trovato l’altro ieri pomeriggio in una cisterna nelle campagne del piccolo paese sul versante orientale ionico. A raccontare tutto ai carabinieri, con fredda lucidità, è stato uno dei probabili autori del delitto, Pietro Morrone, trentaduenne torricellese che con il fratello Antonio, più piccolo di due anni si è voluto così vendicare per lo sgarro ricevuto poco prima da D’Elia che li aveva affrontati con un bastone davanti ai suoi compaesani. Un affronto da pagare con la vita, è la versione ufficiale anche se dietro il delitto potrebbe celarsi un movente più «serio». L’uomo ucciso e uno dei suoi carnefici che erano legati da un indiretto legame di sangue, avevano a che fare con il mondo degli stupefacenti. A non lasciare scampo agli indiziati sono stati i carabinieri della compagnia di Manduria comandati dal capitano Luigi Mazzotta che già dal giorno della scomparsa della vittima, sabato scorso, avevano raccolto prove schiaccianti contro i due fratelli. I due sono ora rinchiusi nel carcere di Taranto con la pesante accusa di omicidio volontario, sequestro di persona, occultamento e ?soppressione di cadavere, ricettazione e detenzione illegale di arma clandestina.
Ieri sera il medico legale Marcello Chironi ha eseguito l’autopsia sul corpo di D’Elia su mandato del magistrato inquirente, Pina Montanaro. L’esame, reso difficoltoso dallo stato in cui era ridotto il cadavere già semidistrutto dalle fiamme e rimasto per tre giorni immerso nell’acqua, ha accertato che la morte è avvenuta per le tre pallottole calibro 7,65 penetrate nel torace e nell’addome e una alla testa. Molto di più si saprà dopo che saranno pronte le analisi di laboratorio sui campioni prelevati dalla salma.  D’Elia che era sposato e padre di un figlio di vent’anni che vive con la madre, aveva numerosi precedenti penali per traffico di droga, furto, rapina ed altri reati contro il patrimonio. In giovane età aveva inoltre pagato una condanna per tentato omicidio nei confronti di un religioso.

Nazareno Dinoi

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