giovedì 19 Settembre, 2019 - 14:31:18
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Mottola. Operazione contro lo sfruttamento del lavoro nero. Arrestato un imprenditore di allevamento di ovini

La task force “anticaporalato” istituita dal Comando Provinciale di Taranto è ancora una volta intervenuta in favore di un lavoratore in stato di bisogno costretto a lavorare in condizioni di manifesto sfruttamento, questa volta, nel settore della pastorizia.

E’ stato infatti tratto in arresto per “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro irregolare” un 60enne, mottolese, titolare di una masseria ubicata proprio nelle campagne del Comune di Mottola, ritenuto responsabile di aver impiegato – senza un regolare contratto di assunzione e imponendo condizioni di lavoro di oggettivo sfruttamento – un indiano 32enne clandestino, come pastore di un gregge di circa 200 ovini.

Nello specifico, l’attenzione degli operanti è stata catturata dallo stato di estrema trasandatezza dell’extracomunitario, notato aggirarsi insieme alle pecore nelle campagne mottolesi. Agli operanti è poi bastato seguire il gregge a distanza per scoprire quanto poi è emerso in sede di indagine. Dall’attività ispettiva sono subito emerse le condizioni di sfruttamento a cui era assoggettato il malcapitato, retribuito giornalmente per circa dieci/dodici ore di lavoro, con appena 20 euro, e cioè ben meno di quanto previsto dalla legge. Inoltre, il medesimo era costretto a vivere all’interno di un fatiscente manufatto agricolo adiacente all’ovile, privo delle necessarie forniture (acqua e luce) ed in precarie condizioni igienico-sanitarie.

All’arrestato, quale datore di lavoro, sono state, infine, contestate violazioni amministrative ed ammende per un totale di 65.505,00 euro , per varie violazioni del ”testo unico sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”, in particolare per mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale, formazione e addestramento nonché assenza di sorveglianza sanitaria.

Al termine delle formalità di rito, il 60enne mottolese è stato ammesso agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, come disposto dalla Autorità Giudiziaria, mentre è stato operato il sequestro dell’immobile adibito ad alloggio del pastore.

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