venerdì 22 Gennaio, 2021 - 16:23:06

Sava. Assolto in secondo grado il giornalista che pubblicò le foto dell’abitazione del sindaco Dario IAIA illuminata a giorno quando tutta la zona attorno era al buio completo

In primo grado fu condannato a una sanzione di 1000 euro (condonata in quanto primo reato) e al pagamento delle spese processuali

Fu nel 2013 che il primo cittadino savese denunciò per diffamazione Giovanni Caforio, direttore di Viv@voce, e dopo la condanna in primo grado nel 2018 dal Tribunale di Via Marche la Seconda sezione penale della Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, presieduta dal dott. Del Coco, ha ribaltato la sentenza

Sava un paese di 17mila abitanti, tristemente famoso per la mancanza di fogna pubblica, oggi registra l’assoluzione del giornalista savese. I fatti per cui venne chiamato a rispondere risalgono a poco meno di 10 anni fa e in modo specifico riguardavano la nuova zona del paese denominata “Cimitero vecchio”, parte edificata nella periferica del paese, completamente dimenticata, in cui era appena stata costruita l’abitazione del sindaco IAIA. Caforio fu chiamato dai residenti della zona, esasperati dalle condizioni di viabilità e priva di illuminazione, nonostante gli stessi avessero pagato gli oneri di urbanizzazione da diversi anni ma senza avere i servizi primari che, sulla carta, dovevano garantire la pubblica illuminazione e la sistemazione delle strade interne. Il direttore di Viv@voce si recò sul posto e da qui fece un servizio fotografico, e pubblicato su Viv@voce, in cui metteva in evidenza lo stato dei luoghi e il degrado che i residenti denunciavano. Nel sopra luogo, Caforio notò l’abitazione del sindaco IAIA, ancora in costruzione, illuminata di sera a giorno da un megafaro di circa 8000watt e una telecamera posizionata sul palo della pubblica illuminazione. Caforio riportò fedelmente ciò che aveva visto e, alla luce di tutto questo, invitò dalle pagine del suo giornale il sindaco savese a rispondere sul perché la sua abitazione era così vistosamente illuminata quando le abitazioni circostanti erano al buio completo. Alla luce di tutto questo, e senza rispondere alle domande del direttore di Viv@voce, Dario IAIA penso bene di attivare le carte bollate.

E così, lo scorso giovedì dopo ben otto anni dalla denuncia del primo cittadino savese, il giudizio di secondo grado assolve Giovanni Caforio motivando che “ “Le dette notizie, ovvero il reale, raggio d’azione della telecamera, per giunta rimossa immediatamente dopo gli articoli in questione, chi l’avesse collocata e poi rimossa, e chi e quando avesse spostato il faro di modo da illuminare – anche e soprattutto – la casa in costruzione del sindaco IAIA e, poi, successivamente abbia modificato anche tale stato dei luoghi possono che, trattandosi di ipotizzati (e certamente verosimili) abusi acquisibili  e che ben difficilmente qualcuno (confessando l’illecito) li avrebbe ammessi”.

 Il dispositivo di assoluzione prosegue con: “La verifica dell’illuminazione della costituzione del sindaco erano, a ben vedere, unitamente alla scarsa illuminazione della restante parte della zona ed alle lamentele (per tali ragioni) dei residenti, gli unici ragionevoli accertamenti consentiti, nella specie che il Caforio eseguì, prima di pubblicare la notizia”. 

La Seconda sezione penale della Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, conclude sottolineando che “il sindaco IAIA anziché interloquire con il giornalista per le domande che gli poneva pensò bene di procedere in questa sede penale”.

Infine la sentenza di assoluzione: “La Corte, visti gli articoli 605 e 23 decreto legge 149/2020, in riforma della sentenza n. 2823/2/18 emessa in data 28/11/2018 dal Tribunale di Taranto, assolve CAFORIO GIOVANNI, dal reato ascrittogli, perché il fatto non costituisce reato e revoca le statuizioni civili”.

 

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