giovedì 02 Dicembre, 2021 - 4:13:33

TORRE OVO (Marina di Torricella). Parte il processo sugli “Interventi di ripascimento di barriera frangiflutti, di rinforzo delle rocce e di muri di contenimento sul litorale di Torre Ovo”

10455111_693466400774761_8484354900729795347_nProcesso scaturito a seguito di alcune mie denunce riferite al maggio del 2008, in merito all’avvio dei lavori per la realizzazione di “interventi di ripascimento di barriera frangiflutti, di rinforzo delle rocce e di muri di contenimento sul litorale di Torre Ovo” . Il processo..nella cui terza udienza (fase istruttoria) di Venerdì 16 gennaio sono stato convocato nell’aula D del Tribunale di Taranto per essere sentito quale “Teste a carico” dal Giudice Monocratico Dott.ssa Paola Morelli e P.M. Daniela Putignano, per il quale si è anche costituito parte civile il Comune di Torricella (vedesi stralcio delibera di giunta allegata) è l’amara conclusione di una vicenda riferita ad un progetto finanziato con fondi POR PUGLIA 2000/2006 nato con l’intento di realizzare “interventi di ripascimento delle spiagge, di barriera anti – erosione a mare e di rinforzo delle rocce di muri di contenimento sul litorale di Torre Ovo.

La “barriera frangiflutti” (o darsena) progettata per la messa in sicurezza di un tratto di carreggiata della litoranea che a causa delle mareggiate rischiava di sprofondare ancora oggi, a distanza di 6 anni dalla sua realizzazione, continua ad essere invasa pericolosamente dalle onde del mare tanto che spesso i Vigili urbani di Torricella sono costretti ad intervenire per interdire il transito con transenne. Quest’opera oltre ad essersi dimostrata inutile ai fini per la quale era stata progettata (considerato la permanenza del pericolo per gli automobilisti in transito) si è dimostrata “gravemente e irrimediabilmente dannosa” per l’ambiente marino. Incoscientemente, per meri fini speculativi, chi aveva appaltato i lavori non si è fatto scrupoli dei danni irreparabili che il gettito a mare dei materiali edili con presenza di ferro, fili di ferro e agglomerati in cemento “smaltiti” in mare per la realizzazione di quella che sarebbe dovuta essere una “barriera marina antierosione”, avrebbe potuto causare alla flora e alla fauna marina.

La zona marina interessata dalla “barriera” un tempo ricca di “posidonia”, formava una prateria tale da costituire non solo un luogo di rifugio, riproduzione e sviluppo di varie specie di pesci e di altri organismi marini, ma anche un insostituibile elemento di stabilizzazione della sabbia e del fondale. Ora, in conseguenza del gettito in mare dei materiali edili di risulta, la barriera di alghe e di posidonia, produttrice di ossigeno, E’ DEL TUTTO SCOMPARSA, e ogni forma di vita marina è quasi del tutto assente. Appare evidente che, la “pseudo barriera frangiflutti” (quasi del tutto sprofondata), realizzata per proteggere la costa, ha causato un impatto negativo sulla “vegetazione betonica” (quella attaccata sul fondo) tanto da alterare le correnti marine e accelerare i processi di sedimentazione delle particelle sospese in acqua e così seppellire tutto ciò che sul fondale non si può muovere innescando in tal modo fenomeni di putrefazione che, come spesso è accaduto, nel periodo estivo causano seri fastidi allergici a quei (pochi) bagnanti che ancora si immergono in quel tratto di mare.

Anche se alla fine del processo i quattro imputati dovessero essere condannati, nessuno potrà ormai restituire quel bene naturale distrutto da “mani assassine” che senza farsi scrupoli hanno anteposto coscientemente i propri interessi economici infischiandosene del danno ambientale che consumavano nel realizzare un’ opera poi dimostratasi inutile.

Sarà mai ripristinato lo stato dei luoghi in quel tratto di mare?

E’ questo che si aspettano i proprietari delle residenze estive e tutti i frequentatori della zona balneare ed è questo che il Comune di Torricella costituitosi “parte civile” che dovrebbe pretendere dagli imputati se condannati!

Mimmo Carrieri

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