martedì 31 Gennaio, 2023 - 7:41:47

18 Gennaio: Il giorno di Liberata

18 Gennaio: Il giorno di Liberata

Ciao io sono Liberata e, per parlarvi di me, vi devo parlare anche delle mie sosia, per via di quella storia per cui tutti ne abbiamo almeno 9 sparsi per il mondo, che conducono doppie vite, e infatti c’è chi mi ha visto in Francia, chi in Spagna e chi in Italia a Como, dove, con mia sorella Faustina, abbiamo fondato un bel castello macondirodirondello, ah no, scusate, volevo dire un monastero benedettino dedicato a Santa Margherita, essendo state costrette a scappare di casa e a fare un lungo viaggio in barca sul Po, che non volevamo sposarci, sempre il solito motivo. E qui, nel Nord Italia, mi rappresentano con abito rosso benedettino e con in braccio due neonati in fasce, e per questo, come il mio capo Margherita, sono diventata famosa come protettrice contro i pericoli del parto e della vita dei piccoli pargoli, belli miei.18 Gennaio: Il giorno di LiberataSe venite a Como mi trovate nell’altare maggiore della cattedrale di Santa Maria, dove abito sin dal lontano 1317, ah come passa veloce il tempo!

C’è chi dice che sia figlia di un console romano che è stato di stanza sia in in Francia, dove infatti esiste Sainte-Livrade-sur-Lot, e sia in Spagna dove è stato fecondator de Siviglia, ehm no, governatore e quindi io sarei l’ultima di ben 9 gemelle, dico nove! La mia povera mamma Calsia si spaventò talmente tanto del parto plurigemellare, che all’epoca mica stava già la fecondazione assistita e una cosa del genere veniva vista come evento incresciuoso, mica veniva la TV a casa a fare i servizi televisivi e a regalare pannolini e passeggini da comitiva, così decise, a malincuore, di annegarci tutte nel mare, dando incarico di ciò alla tata che, buonadonna, meno male che era cristiana e non obbedì. Insomma, per il solo fatto di essere 9 e tutte femmine, ce la siamo vista davvero brutta senza manco capire il quanto e il come.

18 Gennaio: Il giorno di Liberata

Così ci battezzarono con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa, Quiteria e Liberata che sarei io, che sto qui a raccontarvi il fatto. E niente, come se questo non bastasse, poi siamo state perseguitate dall’imperatore Adriano e compagnia bella e siamo state tutte martirizzate, tanto per cambiare. Il mio corpo, dopo tanto dolor, me lo conservano nella Cattedrale di Siguenza in Spagna e sono famosa, pensate un po’ l’ironia della sorte, perché allontano i brutti pensieri e tutte le cose fiacche, augurando a tutti Peace&Love.

Ho notato che ci sono in giro molte foto che mi ritraggono sulla croce, mon dieu, ma io non sono stata mai crocifissa, spesso mi confondete con quella santa della mia amica Giulia, io invece sono stata martirizzata per decapitazione, ma con un colpo di spada, non come la regina Mariantonetta. La vera storia è che tempo fa salvai una nobildonna molto conosciuta che, povera, era stata, udite udite, messa in croce dal marito, ma letteralmente, sì avete letto bene, a quei tempi succedeva anche questo, e niente, io, che me la sono sempre cavata anche come crocerossina, le ho curato le tremende ferite facendola guarire, e tutti hanno gridato al miracolo!

 

Jenne Marasco

 

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Notizie su Jenne Marasco

Jenne Marasco nata a Sava dove tutt’ora risiede. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Lecce, Indirizzo Storico Artistico. Ha conseguito la maturità scientifica al Liceo De Sancits Galilei di Manduria. Ha lavorato in ambito culturale per Eventi e Festival di Cinema occupandosi di Comunicazione, Ufficio Stampa, Organizzazione, Recensioni di Cinema e di Storia del Territorio. Ha collaborato alla realizzazione di documentari su personaggi di rilievo come il poeti e artisti salentini, e su tematiche storiche dedicate alla memoria. Ha collaborato come assistente alla regia al documentario “Viviamo in un incantesimo” (omaggio a Vittorio Bodini 2014). Ama molto leggere ha la grande passione della scrittura.

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