giovedì 19 Settembre, 2019 - 14:35:32
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L’amore e la vendetta nelle splendide ceramiche di Puglia e Sicilia. Tra storia e leggenda, le “Graste” di Palermo e “la Pupa Baffuta” di Grottaglie

Suggestioni e racconti che diventano reali attraverso l’arte. Il sud è ricco di queste narrazioni che prendono vita. Li sento questi sentimenti quando vedo, tocco questi oggetti: la rabbia della fanciulla tradita, l’orgoglio del vignaiolo coraggioso. Sono Sud. Il mio Sud.

Colorate e barocche, rappresentative del tempo e della cultura dei popoli del Sud, questi pregiati manufatti raccontano attraverso l’arte il folklore, la storia e le tradizioni di due delle più belle regioni d’Italia, la Sicilia e la Puglia. Passeggiando per le vie di Palermo si rimane incantati dinanzi alle maestose Teste di Moro che da secoli arricchiscono e colorano le balconate di questa magnifica terra, e dalle “Pupe” di Grottaglie, di ogni dimensione e colore, che animano le vie del famoso quartiere delle ceramiche di. Figlie di una tradizione secolare, queste prestigiose opere d’arte dalla raffinata manifattura artigianale, non nascono da una deliberata fantasia artistica, ma trovano tutte un’origine comune in un’antica leggenda che ha come protagonista sempre lui: l’Amore.

Secondo la leggenda, intorno all’anno 1000, durante la dominazione dei Mori in Sicilia, nel quartiere arabo di Palermo “Al Hàlisah” (che significa la pura o l’eletta) oggi chiamato Kalsa, viveva una bellissima fanciulla che trascorreva le sue giornate dedicando le sue attenzioni all’amabile cura delle piante del suo balcone. Dall’alto del sua balconata fiorita, ella venne un giorno notata da un giovane, un Moro. Sopraffatto da una violenta passione per essa, il giovane Moro non esitò un attimo a dichiararle il suo amore. La giovane accolse e ricambiò con passione il sentimento dell’ardito corteggiatore. Ma il giovane in cuor suo celava un segreto: moglie e figli lo attendevano in Oriente, in quella terra nella quale egli doveva ritornare.

La fanciulla distrutta per quell’amore tradito fu colta da un’ira funesta che la spinse a vendicarsi nel modo più truce. Così nella notte, mentre era caduto in un sonno profondo ella lo colpì mortalmente e gli tagliò la testa. Decise allora che il volto di quel giovane sarebbe dovuto rimanere al suo fianco per sempre, perciò la sua testa divenne un vaso, e vi pose all’interno un germoglio di basilico, dal greco “Basileus – Re”. Lei sapeva che questa odorosa pianta rappresenta l’erba dei sovrani; in tal modo, nonostante il terribile atto compiuto, ella perseguiva il dissennato amorevole fine di continuare a prendersi cura del suo adorato “Re”.

Depose infine la testa sul suo balcone, dedicando ogni dì alla cura del basilico che in essa cresceva. Ogni giorno le lacrime della giovane bagnavano la pianta regale, che cresceva divenendo sempre più florida e rigogliosa. I vicini, pervasi dal profumo del basilico e guardando con invidia la pianta che maturava in quel particolare vaso a forma di Testa di Moro, si fecero realizzare vasi in terracotta che riproponevano le stesse fattezze di quello amorevolmente custodito dalla fanciulla.

Oggi ogni Testa di Moro che viene prodotta reca una corona, un elemento sempre presente volto a riproporre la regale pianta che originariamente impreziosiva la testa del giovane Moro protagonista della triste vicenda.

Una storia d’amore ricca di orgoglio e coraggio, quella della Pupa Baffuta di Grottaglie: un pregiato oggetto artigianale pugliese che solo i figuli più bravi di Grottaglie riescono a realizzare – gli artigiani vasai che modellano la ceramica – dal lat. Figŭlum ‘foggiare, modellare’. La pupa ha il viso di un uomo baffuto e gli abiti sontuosi di una donna del Seicento. Un’opera d’arte in cui rivive uno strano scherzo del destino nato dall’orgoglio di un marito che non vuole cedere al ricatto dello “ius primae noctis” secondo il quale tutte le giovani spose erano costrette a passare la prima notte di nozze con il principe della città. Questa antica usanza serpeggiava anche nei piccoli borghi pugliesi. Si narra infatti che nel Settecento un vignaiolo di Martina Franca convolò a nozze con una splendida fanciulla di Grottaglie, luogo dove vigeva lo “ius primae noctis”. La fanciulla doveva dunque trascorrere la prima notte di nozze con il feudatario della città; la cosa non piacque al vignaiolo, che si rifiutò di accettare un simile affronto. Perciò decise di vestirsi da donna e immolarsi al piacere del principe. Così si vestì da donna, con l’abito più fastoso, e si recò al castello, dimenticando però di tagliarsi i baffi! Quando arrivò al cospetto del principe fu lampante il raggiro, per cui il principe ordinò di condannarlo a morte! Ma poi dopo una grassa risata, saputo che l’ingannatore possedeva un pregiato vigneto, gli ordinò di portare a corte tutto il vino che aveva ottenuto dai suoi terreni, in delle anfore che avessero le sue fattezze di travestito, altrimenti sarebbe morto. Il povero vignaiolo girò tutte le botteghe del quartiere per farsi fare delle anfore a lui ispirate. I figuli produssero circa settecento di queste anfore antromorfe per permettere al vignaiolo di versare il suo buon vino e aver salva la sua vita e l’illibatezza della sua amata. E fu così che da uno stratagemma mal riuscito e dalla minaccia di morte di un feudatario medioevale nacque il caratteristico manufatto in ceramica.

Palma Agosta

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Notizie su Palma Agosta

Palma Agosta
Palma Agosta è un Ufficiale della Marina Militare, giornalista pubblicista, attualmente impiegata presso il Ministero della Difesa – Ufficio Stampa, di Diretta collaborazione del Ministro della Difesa. Nata a Manduria ed è cresciuta a Maruggio. Ha frequentato il Liceo Francesco De Sanctis di Manduria. Nel 2002, vince il concorso Marescialli della Marina Militare. E’ tra le prime donne ad arruolarsi nella Forza Armata. Si laurea nel 2005 in “scienze organizzative gestionali marittime e navali” . Nel 2011 vince il concorso da Ufficiale e frequenta il corso di perfezionamento presso l’Accademia Navale di Livorno. Arriva a Roma nel 2013 dove è impiegata come Addetto Stampa presso l’Ufficio Stampa della Marina Militare. Frequenta nel 2015 presso l’Università degli studi di Tor Vergata il Corso di perfezionamento in Giornalismo Internazionale per inviati in aree di crisi dedicato a “Maria Grazia Cutuli” – giornalista italiana assassinata in Afghanistan nel 2001. Ha collaborato con il mensile 13 Magazine. Da luglio 2017 collabora con la Rivista Madre, mensile dedicato alla famiglia, dove è responsabile della rubrica “Moda e modi”. Vive a Roma, ama la musica e il teatro. Ha un cane, un jack russel di nome Mina, che ama alla follia. Ama la sua terra le cui sfumature si possono cogliere nella lettura dei suoi pezzi; “ la mia terra è sempre stata la mia musa: nel mio lavoro e nella vita privata. Le radici degli ulivi secolari di Maruggio, mi hanno sempre ricordato di rimanere con i piedi ben piantati per terra. E il profondo mare, e i suoi profumi, hanno sempre accompagnato in tutti i momenti della mia vita, quelli belli e quelli brutti. E’ li che mi rifugio ed è li che mi ritrovo sempre. Maruggio è il calore della famiglia, è il verde del mare calmo e allo stesso tempo l’urlo del mare in tempesta nei periodi di scirocco. Maruggio è calmo e selvaggio. Come me.”.

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