sabato 31 Ottobre, 2020 - 5:29:24

Siamo al fallimento. Questo Paese non esiste più come Civiltà. Esiste soltanto uno spazio geografico da occupare… Riprendiamoci la dignità e l’onore

11934962_887668924603463_7440155236839391916_n (2)Siamo allo sfacelo di tutto. Una decadenza non tragica ma ridicola.

Dalla incapacità di dare un senso ad una Nazione, che è stata Civiltà e ad una Civiltà che ha segnato il destino dell’Occidente all’Oriente che ora viene ad essere invasa dalla miseria di ciò che si vuole far passare per politica.

Un Parlamento che esprime il banale.

Un Governo che tocca quotidianamente il fondo della mediocrità.

Un Presidente del Consiglio che non conosce il concetto di democrazia e i suoi slogan sono la consuetudine della confusione senza un pensiero pensato.

Ministri inutili che precipitano nella impreparazione.

Eppure occupano lo Stato che dovrebbe essere l’espressione di cittadinanze che non hanno, le cittadinanze, reagito alla dittatura di un consociativismo terribile.

Gli Stati così muoiono. E il nostro Stato è morto.

Una Chiesa vuota senza più principi, valori e significanti che lascia offendere costantemente la Croce e il Cristo risorto.

Siamo al dramma e alla disgrazia del dramma e ancora non ci rendiamo conto di ciò e ci scandalizziamo di alcuni funerali che non dovrebbero assolutamente scandalizzarci dopo che la Chiesa ha celebrato altri funerali di Stato senza il volere della famiglia interagendo, come sempre, con la “geriatria” della politica (chi ha la memoria lunga ricorderà il maggio del1978).

Questo Paese non esiste più come Civiltà. Esiste in quanto spazio geografico da poter invadere e non come identità culturale, storica, politica.

Sono stanco di vivere in questo spazio geografico sapendo che è stato il Tempio della Civiltà. Un Tempio che ha saputo accogliere tutti coloro che avevano bisogno di darsi una Cultura, una formazione, un’estetica del vivere: dai Tedeschi agli Austriaci, dai Francesi ai Canadesi.

Un Tempio che ha dato le regole alla Scuola dell’Umanesimo segnando i passaggi formativi con la filosofia dell’Essere: da Dante a Vico, da Machiavelli a Gentile.

Oggi si scopre che abbiamo insegnato nelle scuole il pressapochismo e la falsità anche di un Novecento che va ricontestualizzato. Eppure gran parte dei modelli scolastici e delle docenze, la gravità del conformismo senza libertà del pensiero forte, hanno difeso la non verità storica.

Quando viene meno la Verità viene meno anche la forza dell’intelligenza critica.

Questo Stato è un fiume di parole che non fanno un pensiero.

Si era guardato con attenzione a Papa Francesco, ma sta dimostrando non solo di non avere coraggio, ma neppure conoscenza nella sua invasiva leggerezza post conciliare e i suoi inviati abitano il pressapochismo e la banalità di parole in libertà.

Ma la Chiesa è uno Stato dentro un altro Stato: due leggerezze fanno una decadenza frivola.

Questa Nazione che accoglieva i popoli del Mediterraneo, dell’Adriatico e dell’Asia oggi è accolta dagli immigrati ed è stata eretta come Nazione senza frontiere, senza confini, senza orizzonti e che può essere non solo occupata ma anche straziata.

Quando si capirà che siamo scivolati in una dittatura senza autorevolezza nei confronti del mondo intero sarà troppo tardi.

Occorre che le coscienze degli uomini liberi e pensanti si ribellino e invitino tutti alla rivoluzione del pensare. Uno Stato che attraversa una crisi economica non prepara strategie per investire in incarichi ben remunerati di persone che hanno meno professionalità di coloro che vivono di professionalità senza essere pacificamente e degnamente stipendiati normalmente.

Ci si indigna per lo sfarzo di un funerale, dicevo, e si preparano manifestazioni di piazza. È soltanto un paravento per alzare polverette che servono per altre strategie di cui non si parla, ma di cui si vedranno i disastri.

Ormai l’Idea di Stato Italiano è caduta nel fallimento.

La triangolarizzazione tra l’impreparazione della politica attuale, il crollo della Chiesa e l’economia selvaggia, diretta da altri Stati, permette di svendere l’onore della Civiltà Italiana.

E ciò che resta ancora dell’Italia pensante e vera vive in e il silenzio.

Risvegliamoci.

Riprendiamoci il decoro.

Riconquistiamo l’Identità, l’Orgoglio e la Cittadinanza della Nazione e della Civiltà Greco – Latina.

Occorre il senso della dignità di un Popolo che è stato Civiltà e di una Civiltà che ha fatto il mondo!

Pierfranco Bruni

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Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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