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La polvere nera del caffè: un rito magico dal cammino femminino proibito

Il caffè era considerato la bevanda del diavolo. Proibito dalla Chiesa. Eccitava i sensi. Chi ne faceva uso entrava nei gironi dei peccatori. Le donne in Turchia avevano il diritto che il marito desse la quota necessaria.

In Occidente era inquisito. In Oriente era invece una necessità primaria. Il mercato del caffè non interessò soltanto il Brasile e il Sud America. C’era molto prima che Cristoforo Colombo arrivasse a Santo Domingo.
In Turchia e nelle Asie era la magia che allietava soprattutto le donne. Un eccitante per eccellenza. Il fondo di una tazza di caffè permetteva una lettura profetica dalla quale si interpretava il destino di vite.

 

Tuttora in Oriente e nei Balcani leggere il fondo di un piccolo contenitore di caffè sorseggiato da essere umano significa scavare nel passato e indicare profeticamente il futuro. La magia ha anche questi riferimenti che non sono occulti ma vissuti nella chiarità geografica dei popoli.

Sono credenze?
Sono riti?
Sono tradizioni?
Partiamo da una considerazione. La magia non ha bisogno di tradizione. Rivoluzione sostanzialmente uno stato quo. La tradizione è nel cerchio della prevedibilità. La magia è sempre oltre. Le credenze sono atteggiamenti e gesti del pensare della cultura popolare.
La magia non ha alcun riferimento con le culture popolari, pur essendo considerata parte integrante di un fenomeno antropologico. La cultura popolare ha i suoi schemi. La magia è una fantasia di contatto con l’infinito e con il non limite.

La magia non ha regole pur restando dentro una manifestazione di inquietanti riti. Certo, la magia ha i suoi riti, ma il rito più importante so compie con il pensiero. Porsi in contatto con il pensiero è porsi in contatto con l’immanente, con l’immaginario, con i sensi.
Non ha tradizione. Non ha credenze. Elabora riti. Come accadrà con le religioni.
Infatti le religioni oltre di culto si reggono sui riti. I riti sono come la preghiera per il cristiano. Il pater nostro le ave Maria i ceri le processioni. San Francesco di Paola è definito da vivo taumaturgo, ovvero mago, sciamano, stregone.

La magia nera ovvero la magia che incute timore è stata creata dal mondo cattolico ovvero dalla Chiesa.
Dalle religioni che si sono sostituite al pensiero. La magia è pensiero meridiano divergente. Ebraismo cristianesimo islamismo vivono di pensiero unico. Nella magia non esiste il peccato e quindi il perdono é privo di un suo vocabolario.
L’occultismo era considerato tale dal mondo latino. Sono loro che creano la Inquisizione. Magia.
Bisogna viverla. Chi non la vive ha paura. Chi si lascia catturare rimane intrappolato. Ama farsi intrappolare. Vede la vita con il sorriso della profezia. Il profeta ha una magia, dunque, immanente. Ecco perché il profeta è anche un vivente di filosofia.
Senza la FILOSOFIA non si ha profezia ed è distante dalla magia. Perché dal caffè sono giunto a parlare della magia? Perché il caffè è diventato un rito.

La polvere nera era considerata una leggenda nera. Chi ne faceva uso era additato a disubbidiente. La magia è disubbidienza perché nasconde, perché ha segreti, perché ha mistero. Il passaggio nella Grecia onirica dagli dei ai maghi è molto stretta. Anzi gli dei sono nella magia.
Si pensi a Circe. Una dea che diventa maga. Il caffè si gusta sempre con le gambe sotto il tavolo. È una osservazione che in Oriente si sottolinea. Si gusta con pazienza. La pazienza è un rigore prettamente orientale.
La polvere nera è un femmino cammino lungo la profezia. Io sciamano non racconto la magia. Leggo ciò che è inciso nel rituale di un caffè. La mezza luna fa il resto.
La magia è contatto di pensieri per un Illuminato. Se non si è “toccati” dal divino non ci sarà magia.
La polvere nera del caffè nasce come un rito magico dal cammino femminino, come ad Ankara, proibito e inquisito dalla teologia della Chiesa in un tempo in cui si pensava che la magia era lo strumento del diavolo.

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Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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